Lo Strega torna donna con Janeczek

Vince il romanzo-biografia "La ragazza con la Leica". Con le solite polemiche...

Vince una biografia che sembra un romanzo ma non lo è, come del resto tre su cinque dei libri in cinquina: Helena Janeczek, con 196 voti per La ragazza con la Leica (Guanda) beve - «Felicemente sconvolta», come ha dichiarato con il trofeo tra le mani - il Premio Strega 2018. Nella classifica voti l'ha seguita per tutto lo spoglio Marco Balzano, da molti indicato come il potenziale vincitore fin dal principio e poi, secondo voci di corridoio, costretto a lasciare il passo alla scrittrice di Monaco di Baviera naturalizzata italiana per non risultare il quarto Strega marchiato Einaudi in cinque anni. Con Resto qui (Einaudi, appunto) Balzano ha messo in tasca infine 144 voti. Al terzo posto alla lavagna compare il nome di Sandra Petrignani con La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg (Neri Pozza), 101 voti, poi Carlo D'Amicis con Il gioco (Mondadori) con 57 voti e fanalino di coda Lia Levi con Questa sera è già domani (Edizioni E/O), 55 voti. A presiedere il seggio Paolo Cognetti, vincitore della scorsa edizione.

E così, con la ricostruzione della vicenda, ambientata in Spagna negli anni Trenta, di Gerda Taro Pohorylle, fotografa tedesca di guerra, nota troppo spesso più che per i suoi reportage per essere stata la compagna di Robert Capa, Guanda ha avuto la sua prima volta e le donne una riconferma sul podio dopo 15 anni, dalla vittoria di Melania Mazzucco nel 2003 con Vita (Rizzoli). Quest'anno sei su dodici finalisti erano donne e poi tre su cinque nel rush di Villa Giulia due sere fa. Fin qui tutto bene e tutti contenti, pare.

E invece, come ogni anno, qualcuno che polemizza c'è. E magari confonde potere editoriale con valore artistico: in questo 2018 è toccato a Neri Pozza, che ha fatto notare, in un articolo pre-spoglio del direttore editoriale Giuseppe Russo via newsletter poi pubblicato da L'Arena, che «l'eventuale vittoria di Lia Levi, pubblicata da E/O, o di Sandra Petrignani, pubblicata da Neri Pozza, costituirebbe il vero evento capace di segnare una svolta radicale... Le concentrazioni avvenute da anni nel nostro mondo editoriale un pallido e, forse, inefficace tentativo di opporsi alla calata di Amazon e dei veri grandi gruppi editoriali internazionali nel mercato del libro italiano hanno fatto sì che il gruppo Mondadori abbia vinto le ultime 4 edizioni del Premio e ben 9 delle ultime 11 edizioni (l'en-plein gli è sfuggito unicamente perché non era ancora fatta l'acquisizione di Rizzoli)».

È evidente che lo Strega rimane il Premio in assoluto più esposto al conflitto cognitivo: viene sempre denigrato da chi non lo vince o da chi lo perde per un soffio e viene sempre denigrato «dopo» lo spoglio, invece di subire il ritiro incondizionato di chi si ostina o si improvvisa nel ritenerlo un premio scorretto. A smuovere le acque ci aveva provato nei giorni scorsi anche il ministro dei Beni culturali Bonisoli che in ben due interviste aveva dichiarato: «Ancorati a Strega e Campiello ci siamo persi i più giovani» e «Il Mibact non può continuare a far finta di credere che la cultura sia solo quella celebrata dai vari premi Strega e Campiello». Giovanni Solimine, presidente della Fondazione Bellonci, aveva prontamente ribattuto: «Da sempre il Premio Strega affianca la competizione letteraria alla promozione della lettura nelle scuole. Ogni anno cinquecento studenti delle scuole secondarie superiori votano per i concorrenti del Premio» (studenti, quelli dello Strega Giovani, a cui è stato sottratto l'erotico Il gioco di D'Amicis). Chissà che dirà il Ministro se per caso a settembre la 54enne Helena Janeczek dovesse aggiudicarsi anche il Campiello, della cui cinquina fa parte grazie ai pieni voti della Giuria dei letterati.