La strepitosa Robbie surclassa i cattivi eroi

di David Ayer con Will Smith, Margot Robbie, Jared Leto, Viola Davis, Jai Courtney

È fuor di dubbio che Suicide Squad, uno dei film più attesi di questo agosto cinematografico, abbia dei limiti, delle evidenti imperfezioni. La prima su tutte è legata ad una sceneggiatura che non premia in modo omogeneo i vari personaggi della storia, nonostante siano tutti affascinanti, travolti, anzi asfaltati, dalla potenza visiva di una strepitosa Margot Robbie che consegna la sua Harley Quinn all'immortalità del grande schermo. Eppure, anche con i suoi difetti, la pellicola attrae e cattura, piace e diverte pur nel suo caotico evolversi, grazie anche a una fotografia ben calibrata e, soprattutto, alla vibrante e trascinante colonna sonora. Si fa, quindi, fatica a capire le sonore bocciature dei colleghi americani che hanno massacrato uno dei film, tratti da fumetti (in questo caso, DC Comics), più accattivanti degli ultimi anni. Per fortuna che, in America, il botteghino ha reso giustizia a Suicide Squad, con incassi notevoli.

Sembra una barzelletta, ma non lo è. Ci sono un killer dalla mira infallibile (Floyd Lawton detto Deadshot, cui dà volto un ottimo Will Smith), un criminale mutato (Waylon Jones alias Killer Croc), uno in grado di utilizzare il fuoco come arma letale (Chato Santana, ovvero El Diablo), uno che colpisce con il suo boomerang (non a caso soprannome di «Digger» Harkness) e una pazza quanto sexy fuorilegge (la già citata Harley Quinn) amante di Joker (Jared Leto, non così convincente, anzi quasi inutilmente imposto). Dei prigionieri «meta-umani» (cui si aggiungerà la micidiale Katana), che vengono messi insieme, sotto ricatto, dall'agente governativo Amanda Waller (eccezionale Viola Davis) per fronteggiare una minaccia soprannaturale provocata dall'Incantatrice, lo spirito maligno che si è impossessato dell'archeologa June Moone, fidanzata con Rick Flag, il militare che deve guidare il manipolo di cattivi.

Un «gangster movie» prestato ai fumetti, goliardico e paradossale, che non si prende mai sul serio e, soprattutto, che non costringe lo spettatore a guardare, sconsolato, l'orologio.