Strepitoso e garbato quel «Fiore di cactus»

A fine anni '60 assistemmo alla consacrazione di due specialisti del teatro leggero che si chiamavano Barillet e Gredy. I quali sulle orme di Feydeau congegnarono strepitosi copioni colmi di profezie infauste sulle attitudini matrimoniali dei loro protagonisti che si scioglievano a un passo dai fiori d'arancio. E così dopo un felicissimo avvio con il Cavallo a vapore, che segnò il ritorno sulle scene di Lauretta Masiero fu la volta di ciò che all'epoca fu considerato un hit e cioè Fiore di cactus. Successo rinvigorito dal film con interpreti d'eccezione Walter Matthau, Ingrid Bergman, Goldie Hawn. Mentre da noi il successo arrivò con la coppia Alberto Lupo e Valeria Valeri. Ma torniamo ad oggi dove a rivestire i panni del dottore e della sua intraprendente infermiera ci sono Maximilian Nisi e Benedicta Boccoli, divisi ma poi finalmente allietati dall'exitus del terzo incomodo, ossia la suadente e simpatica Anna Zago. Che si stanca dell'intraprendente dottore che cerca sempre nuovi ostacoli al matrimonio per poi cadere vittima del suo insostituibile alter ego. Ossia la fedele segretaria infermiera, che fino ad allora ha fedelmente vegliato sulla vena libertina dell'amato dottore. La spiritosa edizione si avvale dell'adattamento di Tonino Pulci, i due eccellenti protagonisti, si dividono gli applausi con l'autore. Per merito del solare umorismo dello strepitoso Nisi e della grazia accattivante della Boccoli. Nella sapiente regia a quattro mani di Piccoli e Genovese.

FIORE DI CACTUS - Festival di Borgio Verezzi