Lo struggente Casey Affleck si prenota già un Oscar

Non c'è il Canone di Pachelbel, bensì l'Adagio di Albinoni. La musica classica fa però da controcanto agli stessi paesaggi tranquilli e struggenti del New England sfruttati in Gente comune, il film che regalò nel 1980 a Robert Redford l'Oscar per la regia. Proprio come Redford, anche Kenneth Lonergan (nella foto), un passato da sceneggiatore di successo, alla sua terza prova da regista, sceglie un angolo apparentemente tranquillo e «invidiabile» di mondo (un borgo di pescatori del Massachussets) per raccontare il difficile riscatto di un idraulico. Manchester on the sea, passato ieri alla Festa del cinema di Roma e già applaudito al Festival di Toronto, racconta la storia di Lee Chandler (Casey Affleck, in un'interpretazione davvero ammirevole per misura e profondità) costretto a tornare a casa per la morte del fratello Jim. Toccherà a lui fare da tutore al nipote sedicenne. Compito tutt'altro che facile, visto che l'elegante cittadina è un memento tutt'altro che digeribile per il povero Lee. A Manchester on the sea, infatti, Lee aveva perso qualche anno prima i suoi tre figli piccoli in un incendio, provocato da una sua distrazione. Una tragedia che ha sconvolto e distrutto tutta la famiglia Chandler (pescatori da generazioni). Lonergan, sulla scorta di Robert Redford indaga i delicati meccanismi psicologici e le fragilità dei suoi protagonisti. A differenza di Gente Comune, qui il registro drammatico non è l'unico sfruttato. Lonergan, con una scrittura brillante e acuta, offre anche spazio a scenette agrodolci, dove gli stili di vita dei giovani teenager di questa piccola comunità wasp sembrano disorientare i cinquantenni che hanno il compito di farli crescere. E, a differenza dei loro padri, non sembrano nemmeno avere la voglia di scappare per andare nella grande città. Come dargli torto, d'altronde. La cittadina di Manchester on the sea è bellissima.