Sull'Arca di Noè si imbarcano solo animali creati al computer

Convince tutti negli States il film "Noah" con Russell Crowe, in arrivo in Italia. Ora la tecnologia evita la violenza alle bestie. "È finita un'epoca" dice il regista

Niente bestie nel cast. «Ti giuro che non ci sarà nessuna giraffa a incomberti addosso», aveva promesso Darren Aronofsky a Russell Crowe. Quando il regista premio Oscar (Il Cigno Nero, The Wrestler) e il Gladiatore si sono ritrovati sul set di Noah, kolossal epico in uscita il 10 aprile e in vetta agli incassi americani questo week end, (15.238 milioni di dollari), quella promessa è diventata realtà. E gli animali imbarcati dal patriarca Noé sull'Arca, creata per salvare l'umanità dal diluvio universale e continuare la vita sulla Terra, sono lo stesso stupendi, anche se finti. Anzi, più belli degli animali in carne e ossa, che sui set vivono stress anche mortali.

Basta ricordare gli occhi fiammeggianti della tigre digitale di Vita di Pi, temibile come una tigre vera, per realizzare quanto possono gli effetti CGI. Anche se, per molte scene fu usata una tigre del Bengala che ha pure rischiato di annegare. Per tacere della moria di pesci causata dalle esplosioni in Pirati dei Caraibi.

È stata comunque un'impresa da Dio ricreare l'apocalittica visione di creature viventi, che caracollano nell'Arca - questa sì, vera, cavernosa e profonda, costruita a Oyster Bay, New York, con assi di legno enormi -, mentre un Noé non convenzionale e aggressivo respinge gli umani, per far largo alle bestie. Per questo c'è voluta la potenza visionaria della Industrial Light&Magic, maestra degli effetti digitali a Hollywood. D'altronde, la Paramount stavolta investe un mucchio di soldi: 125 milioni di dollari, per l'esattezza. E le cose andavano fatte in grande, anche cercando l'appoggio del Vaticano, visto che dalle parti della Mecca questa grande produzione, basata su episodi biblici dell'Antico Testamento, è stata bandita. Noah è stato vietato in Qatar, Kuwait, Bahrain ed Emirati Arabi. Per questo, Russell Crowe, Aronofsky e il vicepresidente della Paramount, Rob Moore, di recente hanno apprezzato, in Piazza San Pietro, il sermone del Papa, che però non ha voluto vedere il film in anteprima, nonostante i tweet di Crowe: sarebbe stata pubblicità dalla cattedra di Pietro.

«Bellissimo il suo sermone sul nostro compito di Custodi del Pianeta, uno degli elementi fondamentali della vicenda di Noè», ha detto il regista. Attivo sul fronte animalista, Aronofsky ha tenuto una chat con la PETA (People for the Ethical Treatment of Animals), specificando la sua posizione. «Politicamente, non è granché lavorare con animali vivi e, col passare del tempo, sta diventando sempre più sbagliato. Anche dal punto di vista tecnico, è difficile», osserva l'autore. Che ha dovuto ricreare un intero regno animale in 3D.

«Abbiamo esplorato il regno animale e individuato i tipi che volevamo: alcuni pachidermi, alcuni roditori, rettili e volatili. Non volevo il cliché dell'orso polare e del leone, che si avviano verso l'Arca. Ma abbiamo reso ogni specie riconoscibile, colorando peli e pellicce. Volevamo che non fossero assurdi». Generati al computer, strisciano come un muro compatto serpenti lucidi e molto reali, cercando la via della salvezza. Ed è una delle scene più belle di Noah, titolo purtroppo non tradotto in italiano. Sono lontani i tempi de I dieci comandamenti (1956) di Cecil B. De Mille, con 15mila animali veri. Per organizzare le riprese, De Mille dirigeva le bestie dall'alto di una piattaforma, munito di megafono.

Comunicando anche via radiotelefono con le varie unità di regia, sparse sul set. Cosa impensabile, oggi. Tanto più che la tecnologia ci permette la dicitura «nessun animale è stato maltrattato per questo film» (anche se c'è sempre poco da fidarsi).