Sulle tracce dell'uomo che fischiò per Sergio Leone

Il fischio presente nella colonna sonora dei film di Sergio Leone appartiene alla memoria di tutti, ma non tutti sanno che l'esecutore di quel suono divenuto leggenda si chiamava Alessandro Alessandroni. La notizia della sua scomparsa, avvenuta pochi mesi fa a 92 anni, è servita a tracciare il profilo di un musicista poliedrico il quale, in virtù di un curriculum da fuoriclasse, non può venire confinato solo nell'etichetta di «fischiatore» del western all'italiana. Alessandroni ha avuto la fortuna di conservarsi giovane nello spirito fino alla fine, quindi non deve stupire che un ragazzo di trent'anni abbia colto l'essenza della sua arte, restituendola in un volume fresco di stampa. Il trentenne è il musicologo Francesco Bracci, autore di Un fischio da leone (Tsunami Edizioni). Prima biografia autorizzata del Maestro.

Questo libro si presenta come una miniera di aneddoti. A partire da quando Alessandroni, ragazzino, sentì per la prima volta un'attrazione fatale per la musica. Era prassi, all'epoca della sua adolescenza, che nelle botteghe di paese si suonicchiasse un po' per rallegrare gli astanti. Fu proprio una bottega di Soriano, piccolo borgo nel viterbese dove trascorreva le vacanze estive coi familiari, il suo primo palcoscenico. Inizialmente sfoggiò un repertorio mandolinistico, ma non impiegò troppo tempo a prendere confidenza con un ventaglio enorme di strumenti.

Poi arrivò la guerra, e già avviato alla professione di musicista si ritrovò nella curiosa situazione di dover suonare prima per i soldati tedeschi e poi per gli americani. Le sue simpatie comunque andavano agli americani, alla ventata di novità portata dall'America. Scorrendo la trama della sua vita si giunge al decennio '60: il tempo dell'apogeo creativo con il gruppo dei Cantori Moderni. Coi Cantori prendeva spesso parte, da strumentista, alla creazione del tessuto sonoro dei film. Fu durante una di queste incursioni cinematografiche che avvenne il «fatto». Ennio Morricone andava cercando uno che fischiettasse sopra una musica appena composta, destinata a una pellicola sul cui esito positivo nessuno avrebbe scommesso cinque lire. Si rivolse ad Alessandroni perché nell'ambiente di Cinecittà questa sua peculiarità era già di dominio pubblico. Doveva essere un filmino da seconde visioni, invece venne fuori Per un pugno di dollari; doveva trattarsi di una banale fischiettata, eppure divenne il fischio per antonomasia.