La svolta di Joe Bastianich: "Ora vi cucino un po' di rock"

Il giudice di Masterchef parla dello show al Blue Note: "Poi inciderò anche un disco". E poi svela gli scambi di cibo con Springsteen e le cene (alcoliche) con Keith Richards 

Già con la voce picchia duro. Se prende la chitarra, poi. «La suono da sempre, ho imparato in cucina» spiega Joe Bastianich, il Re Mida della gastronomia propietario di 26 ristoranti in tutto il mondo, annunciando urbi et orbi quello che gli amici sanno da un bel po': è pazzo di musica. Fosse sempre spietato come a Masterchef su Sky (sia in Usa che in Italia, dove addirittura si doppia da solo) il Joseph figlio di Felice e Lidia avrebbe dovuto fondare una band thrash metal stile Anthrax. Invece Joe Bastianich & The Ramps suonano il rock delle radici americane, quello venato di folk e country e blues, insomma a metà tra Grateful Dead, Gram Parson, Neil Young e l'ultimo Springsteen. Aspro e malinconico fin dal nome perché, come dice lui che nel gruppo suona e canta, «the ramp è una sorta di scalogno selvatico che negli States si usa sulle carni alla griglia». La band è nata un paio d'anni fa, compone brani a tamburo battente e ha già fatto qualche piccolo concerto prima di quello che sarà il debutto italiano. Il 15 settembre al Blue Note di Milano che ha appena festeggiato i dieci anni di (prestigiosa) attività. «Metà della scaletta sarà composta di brani inediti, mentre l'altra metà sarà di cover: da It's now or never e Suspicious mind di Elvis Presley fino a Helter skelter dei Beatles e Everybody knows e Cortez the killer di Neil Young», conferma lui che ha lo stesso piglio rock di quando giudica a Masterchef ed esplode in quei crudeli (per i concorrenti in cucina) ma esilaranti (per gli spettatori in poltrona) «Tu vuoi che io muoro». In fondo, dice, «il cibo è legato alla musica anche qui da voi» e difatti il prossimo anno, oltre a incidere un disco, girerà l'Italia per Sky Arte alla (ri)scoperta della musica popolare. Prima, naturalmente, farà la prossima edizione di Masterchef su Sky Uno che «ha già visto aumentare il numero di iscritti ai casting», poi «sarà diversa dall'ultima» e infine, ci mancherebbe, «diventerà ancor più aggressiva». Certo, quando lui prende la sua chitarra, la preferita è una Gibson J 200 Emmylou Harris, è tutt'altro che feroce: «I miei idoli sono Steve Earle, Wilco e Ryan Adams che invidio molto per come compone e canta le proprie canzoni». Però, diciamolo, mica si ferma qui: praticamente Joe Bastianich è un collettore di relazioni rock. A New York gestisce con gli U2 lo Spotted Pig. Con Bruce Springsteen è così amico da arrivare al baratto: «Lui mi manda i pomodori che coltiva e io ricambio con il Morellino di Scansano che produco in Maremma: al Boss piace soprattutto il vino rosso». E poi con Keith Richards dei Rolling Stones va addirittura a cena: «Se gli Stones fossero un vino, sarebbero un Montepulciano d'Abruzzo, molto scuro e di impatto forte. Alcuni anni fa ho incontrato Keith in un ristorante, lui non aveva voglia di stare con i suoi commensali così abbiamo iniziato a parlare e sono volate via due bottiglie di vodka: il problema è che, quando parla, di Keith si capisce solo il dieci per cento...». Tutt'altra storia, ovvio, se si incontra Jimmy Page dei Led Zeppelin se non altro perché «lui ha smesso di bere». Un aneddoto qui, uno là e viene fuori un altro Joe Bastianich, appassionatissimo di musica anche italiana: «Nonostante sia difficile seguire i testi, mi piace molto e, da Pino Daniele a Claudio Baglioni, ne ascolto tantissima». In fondo sua mamma è nata a Pola prima che diventasse jugoslava e lui, dal Queens dove è nato nel 1968 fino al Bronx e mentre lavorava (per poco) da Merryll Lynch a Wall Street, ha intercettato spesso suoni ed echi italiani: «E sul palco con me al Blue Note ci sarà anche un musicista di origine italiana, Frank Cinelli che vive a Londra». Sarà per questo che si emoziona, e sospira pure un po', quando ricorda le prime strimpellate di chitarra in cucina «mentre mio padre suonava la fisarmonica, lui la suonava sempre, ogni giorno, per rilassarsi in quello che allora era il ristorante di famiglia». Poi Joe Bastianich è diventato uno dei più celebri volti della gastronomia mondiale. E adesso torna alle radici. Della musica. E un po', se volete, anche della sua vita.

Commenti

Walter68

Lun, 29/07/2013 - 14:01

Un altro chef sopravvalutato, sponsorizzato da guide e tv.

ortensia

Lun, 29/07/2013 - 15:34

Un bel furbone anche questo qui. Come quel Mario Batali che ha fatto una fortuna dopo essere stato per anni ad imparare i segreti della cucina bolognese in una remota trattoria di Borgo Capanne sull'appennino tosco emiliano. Bisogna dire che grazie a lui tortelli, tortellini, lasagne e tagliatelle come le faceva mia nonna ora fanno leccare i baffi agli snob newyorkesi.