Tale e quale alle vecchie star Quanto piace lo show dei cloni

Strati di colla e mastice, chili di fondotinta e mascara, barbacce ispide per le donne, tacchi dodici per gli uomini. «Io so bene cosa vuol dire - commenta Loretta Goggi - un supplizio». E poi: quattro ore di sevizie sulla poltrona del «trucco e parrucco» (ma tre volte a personaggio), sei di recitazione e canto (ma otto, se col corpo di ballo) e - come non bastasse- la tutt'altro che remota possibilità d'essere spernacchiati. «Se penso a quando Amadeus comparve abbigliato da Sandy Marton, con una tuta verde che pareva un infermiere del policlinico - cerca di trattenersi Loretta - ancora oggi rido». Perché, si chiede la giurata di Tale e Quale Show, «ma chi glielo fa fare, per esempio ad uno come Fabrizio Frizzi, di sottoporsi a queste torture cinesi? Lui mica è mai finito nel dimenticatoio. Ma i suoi humour e divertimento sono semplicemente irresistibili».
E allora tanto vale affrontarli, i sadismi dei cento tra sarti, truccatori, costumisti, coreografi e coach di canto e ballo, se si raggiungono quasi sette milioni di spettatori e il 28,7 per cento di share (come nella penultima puntata) e se, in attesa della «finalona» di venerdì, si fa parte di quello che è stato lo show più visto della stagione. È ormai un piccolo fenomeno di costume. «La portiera, il fruttivendolo, la cassiera al supermercato; perfino il mio commercialista - enumera il Gabriele Cirilli delle mission impossible - Sono tutti impazziti. Giorni fa ero all'autogrill sull'autostrada. Arriva un pullman di vecchietti in gita. Scendono, mi circondano, urlano: dove possiamo trovare il tuo disco Gangnam style? Ce ne ho messa, per fargli capire che il disco era di Psy; che io ero stato solo la copia». E pensare che quando Rai ed Endemol rielaborarono questo format spagnolo (popolare ovunque: in Cina sono già alla quarta stagione) non ci contavano un granché. «E invece piace - sintetizza la Goggi-. E piace a tutti, giovani e vecchi. Perché ricorda gli show di una volta».
Storica esperta nel ramo, ma lontana dalla tentazione di rimettersi ad imitare («Vederne tante mi diverte, ma io i miei sfizi me li sono già tolti tutti, da tempo») Loretta è la giurata più brillante. E più competente. «Frizzi? Umile e spiritoso. Sempre impelagato con volti e voci lontani anni luce dai suoi, come Pelù o Simon Le Bon. Silvia Salemi? Siamo vicine di casa, una mamma impegnata: non voleva accettare. E invece è divenuta perfino sexy. E ora è in finale». Attilio Fontana è stato una scoperta, «e ha meritato di vincere questa edizione. Vedremo come se la caverà nella finalissima coi vincitori degli anni passati». Ma la più sorprendente s'è rivelata Roberta Lanfranchi: «E chi se la sarebbe aspettata, dolce e quieta com'è, trasformarsi in un Prince grintosissimo?».
Certo: oltre l'abilità tecnica, sottintesa c'è anche una vena di malcelato sadismo: «Carlo Conti si diverte a perseguitarmi, e mi fa fare sempre le donne - sospira Cirilli -. Ho perso il conto delle volte che mi sono depilato. Così gliel'ho detto: se hai in programma altre signore, oltre Wanda Osiris, Romina Power, la brunetta dei Ricchi e Poveri eccetera, dimmelo prima che avvenga la ricrescita». Fortuna che, per rifare Pavarotti, non gli hanno chiesto d'ingrassare 100 chili: «In compenso mi sono rovinato la gola. Io sarei un tenore naturale. Ma imitare il tenorissimo, ce ne vuole...» Il nasone di Amadeus, invece, secondo la Goggi sarebbe bastato da solo a smentire la convinzione che per imitare bene occorra «una faccia di gomma»: «Con quel naso come potrebbe rifare Liz Taylor? Tutt'al più Cleopatra. E invece è diventato bravissimo». Quando viene a sapere che Fiorello in persona ha lanciato su twitter una campagna per sostenere il disk-jockey, che prima era sempre implacabilmente ultimo e ora è addirittura secondo, «Si - taglia corto - Ma se non fosse stato anche bravo, a farlo arrivare secondo non sarebbe bastato neppure Fiorello». Quanto al fatto che stile, personaggi e canzoni clonati da Tale e Quale appartengano soprattutto al passato, Loretta ha le sua personale spiegazione. «Diciamoci la verità: una volta le stelle erano vere, ed erano tante. Oggi si contano sulle dita delle mani. Insomma: probabilmente la gente preferisce le star del passato - per quanto solo imitate - piuttosto che quelle autentiche d'oggi».