«Talent per scrittori? Ora vi racconto la caccia al giurato»

L'autore Massimiliano Parente spiffera il surreale incontro con i creatori del nuovo programma per aspiranti Hemingway

Non si capiva perché nessuno fino a oggi ci avesse mai pensato: ci sono trasmissioni di talent per ogni cosa, per cantare, per recitare, per cucinare, ne mancava solo per scrivere. Io l'ho saputo prima dell'annuncio ufficiale, convocato dall'autore filosofo Edoardo Camurri negli uffici della Freemantlemedia con lo scopo di sondare la mia disponibilità a far parte della giuria.
Sono andato con un certo sospetto, ormai riattacco il telefono alle redazioni prima di sentire dove vogliono invitarmi, di sicuro un talk show in cui non voglio andare. Inoltre Freemantlemedia mi trasmetteva inquietudine, mi veniva in mente una società di libere mantidi religiose televisive, e invece il capo carismatico, ossia lo chief creative officer, è Alessandro Lostia, un sosia di Steve Jobs quando era vivo, e ho pensato: fico. Gliel'ho anche detto: «Sei identico a Steve Jobs vivo», pensando chissà quanti gliel'avranno detto, non glielo aveva mai detto nessuno, e però ha sorriso come Steve Jobs.

In sintesi il programma si chiamerà Masterpiece, lo ha annunciato il direttore di Raitre Andrea Vianello. Saranno sei puntate in seconda serata da novembre, il vincitore sarà pubblicato da un grande editore, Einaudi, Mondadori o Rizzoli e, più che sondare la mia disponibilità, Steve Jobs e Camurri mi hanno messo dall'altro lato di un tavolo per interrogarmi, tipo il poliziotto buono e quello cattivo o un incontro tra governo e grillini ma senza streaming.

L'interrogazione verteva su cosa intendo per letteratura, quanti manoscritti ricevo, quanti giovani autori aiuto, quanti mando a quel paese. Ho detto a Steve Jobs che ormai tutti scrivono senza aver letto niente, oppure avendo letto i libri sbagliati, oppure non avendo letto i miei. Sono aspiranti Fabio Volo, ma ci sono anche gli aspiranti Bolaño e Wallace, che fanno più schifo degli aspiranti Fabio Volo.

Al che Steve mi ha chiesto quanto mi serve per valutare un manoscritto, ho risposto non più di una pagina, perché uno scrittore sceglie ogni parola e scardina la lingua sedimentata nei cliché della supposta letterarietà, e la maggior parte degli aspiranti scrittori sono penosi. «Tutti?» ha detto Steve alzando il sopracciglio. «Quasi tutti». Obiezione preoccupata di Steve: «Ma allora con te non passa nessuno». Risposta: «Quasi, o forse tutti». Credo mi abbia capito, perché anche lo Steve Jobs morto ha avuto successo con l'iPhone, mica con un Nokia 1100, e perfino nei talent musicali il requisito minimo è non essere dei cani, dove il mondo degli aspiranti scrittori in Italia è un canile impelato di ambizioni mal riposte.

Al momento i quattro giurati sono top secret perfino per il sottoscritto, quindi non so se ci sarò o meno né se desidero esserci o meno, per esempio non abbiamo ancora parlato di soldi. «E ci fosse anche Aldo Busi?». «Spingerebbe un aspirante omosessuale cameriere che vuole fare la rivoluzione civile». D'altra parte Mauro Corona premierebbe un montanaro, Andrea De Carlo un campagnolo, Dacia Maraini una casalinga moraviana. «E pensando a una giurata donna chi vorresti al tuo fianco?». «In Italia non ci sono scrittrici donne». Steve ha alzato anche l'altro sopracciglio. Potevo dire Isabella Santacroce ma chiamerebbero l'esorcista. «E se fossi costretto a scegliere a una donna?». Al che ho detto: «Selvaggia Lucarelli». «La Lucarelli non è una scrittrice». «Appunto, la vorrei al mio fianco per altre ragioni».

Infine resta da capire se Marcel Proust sarebbe mai andato a un talent, io penso di sì, il salotto di Madame Verdurin era un X-Factor dell'epoca, e la squadra delle mantidi mediatiche sa il fatto suo, sono i produttori di X-Factor.

D'altra parte se vorranno far vincere un nuovo Carofiglio, un nuovo Scurati, un nuovo Baricco, basterà chiamare direttamente Carofiglio, Scurati e Baricco. Oppure i giurati dello Strega, o ancora meglio i candidati della cinquina dello Strega, ma nel caso non ci sarebbe bisogno di Masterpiece né di me, è sufficiente servire manoscritti al posto dei piatti e farli cucinare in dieci minuti da Benedetta Parodi prima del telegiornale.