Eros punta al mondo, "Il mio concerto mostra il lato bello dell'Italia"

All'Arena di Verona si è aperto il lungo tour che arriverà in luoghi mai raggiunti dalle nostre star

Alla fine il vero Eros Ramazzotti è quello che sale sul palco e inizia a cantare con la sua voce unica al mondo (bisogna dirlo). Lo ha fatto ieri sera all'Arena di Verona, dove ha battezzato il tour che lo porterà ovunque, Russia compresa. «Come nel 1994 ho attraversato il Sudamerica, stavolta voglio suonare in città russe dove non è mai arrivato nessun artista internazionale». E il concerto, firmato dalla regia di Luca Tommassini, ha i connotati semplici e tecnologici capaci di superare le barriere linguistiche come conferma l'iniziale L'ombra del gigante che porta con sé sul maxischermo tanti volti di Eros in formato ironico e leggero imprevedibile a quasi tutti. «Ho visto il concerto di Lorenzo Jovanotti e, quasi quasi, mi è scattato uno spirito di competizione: lui ha una energia tale che alla sera lo devono spegnere per fermarlo». In realtà la forza di Eros Ramazzotti, classe 1963, è il delicato equilibrio tra pop radiofonico e ricerca musicale. Lo confermano il suo lungo assolo di chitarra in Stella gemella e la corsa al pianoforte in Tra vent'anni . E lo conferma lo stesso Eros Ramazzotti poche ore prima del debutto di un concerto di ventotto brani che va avanti per oltre due ore: «È uno degli spettacoli più belli che sono riuscito a costruire negli ultimi anni: ed è teatrale perché voglio far capire all'estero che noi italiani non siamo soltanto quello che leggono sui giornali o che vedono in tv».

E non è un caso che in scaletta, proprio a metà, ci sia anche un brano del 1993, Esodi , preso dal brano Tutte storie , uno dei testi migliori del suo repertorio. Lo introduce un video che mostra un bimbo avvolto da una bandiera: «Non voglio cavalcare il problema o sfruttarlo in modo superficiale, semplicemente mi piace sottolineare che anche più di vent'anni fa noi affrontavamo il problema dell'accoglienza dei profughi e che aiutare il prossimo era importante allora come lo è oggi». Poi si lascia sfuggire una battuta su Renzi: «Un giorno è qui, un giorno là, non sta mai a casa». Insomma Eros Ramazzotti si confronta con il presente, lui che è molto tradizionalista: «Quando ero piccolo, c'erano le bandiere ideologiche, destra e sinistra, ora c'è un caos generale che appiattisce tutto. E anche la musica si è appiattita», spiega poco prima di tornare a concentrarsi sul debutto all'Arena. Senza dubbio, tra tutte le popstar italiane di lungo corso (occhio, lui ha vinto il Festival di Sanremo quasi trenta anni fa con Adesso tu ) è quello che è rimasto più «fedele» alla linea e più votato a rimanere nell'ombra dei grandi media. E oggi, timido com'è, si imbarazza a spiegare il perché e il percome di sua figlia Aurora al «daily» di X Factor : «Intanto per me e per sua mamma, in una famiglia spaccata, è stato importante farle trovare la giusta strada. Anche se tutti dicono che io l'ho spinta, o aiutata, a entrare in quella dimensione, ha fatto tutta da sola. Noi siamo diversi: io se vedo troppa gente, scappo. A lei invece piace. Ma mi sento di dire che se i responsabili di una grande azienda come quella che produce X Factor hanno decisa di sceglierla, beh, allora vuol dire che ha qualità». Dopotutto Eros Ramazzotti è un pater familias come si intendeva una volta: il bene dei figli innanzitutto. E anche adesso, rimanenendo così cauto, lo conferma. Come sul palco conferma di essere un cantante con quelle caratteristiche che fecero dire a Gianni Ravera in una telefonata a Pippo Baudo: «Questo ha la grinta giusta». Non a caso ieri ha bloccato chi gli ricordava la sua intenzione di fare un disco blues: «Magari quando avrò 60 anni, ma ora ho preso una strada e mi pare difficile cambiarla in corsa».

Già, i cambiamenti.

Qualcuno ha contestato le sonorità «troppo» country del primo singolo Alla fine del mondo : «In realtà paesi come il Brasile lo hanno accolto con grande entusiasmo. Il mio disco è uscito in sessanta paesi, mica posso scegliere un singolo diverso per ciascuno...». Una frase che riassume in poche parole chi sia e quanto sia globale l'Eros Ramazzotti nato ai bordi di periferia ma arrivato al centro del mondo.

Commenti

Imbry

Gio, 17/09/2015 - 11:39

Bhè dopo che proprio tua figlia ha ottenuto un posto di lavoro in Sky solo per il cognome che porta, non dovresti essere tu il paladino della "Bella Italia".