La Tate raddoppia e apre al mondo Ma non piace a tutti

La nuova ala della galleria londinese accoglie artisti provenienti da 50 Paesi

Un imponente albero fatto di frammenti di alberi abbandonati dell'artista dissidente cinese Ai Weiwei accoglie da ieri il pubblico che entrando nella grande sala delle Turbine può finalmente visitare la nuova Tate Modern arricchita dalla massiccia eppure elegante piramide in mattone rosso degli architetti Herzog & de Meuron. Una scultura emblematica della brillante rinascenza del grande progetto culturale della Tate dedicato all'arte moderna e contemporanea. Il progetto ambizioso di Sir Nicholas Serota, da trent'anni il direttore supremo delle gallerie Tate di Londra, Liverpool e St. Ives in Cornovaglia, si è infine realizzato e ha imposto all'attenzione del pubblico britannico e dei politici il ruolo dell'arte contemporanea nella cultura. Lontani sono i giorni quando a Londra negli anni Sessanta Charles Saatchi si batteva per introdurre l'arte contemporanea a un pubblico che preferiva ignorarla con la sua interessante galleria che promuoveva le prime opere di Damien Hirst e i fratelli Chapman, oggi e sempre di più grazie all'impegno della Tate Modern Londra può vantare di avere portato l'arte moderna e contemporanea al centro di un dibattito globale. Anche se forse non a tutti gradito nei termini proposti.

All'inaugurazione, presenti numerosi sponsor, artisti, critici e media di ogni tipo, Nick Serota, abilissima e non sempre amata forza motrice dietro le quinte, ha ricordato l'eccezionale trasformazione di una derelitta centrale elettrica vent'anni fa in un museo oggi fra i più visitati del mondo, e la crescita costante della collezione permanente tanto in numero di opere che di artisti: «Nell'immensa varietà di spazi della nuova Tate Modern possiamo ora raccontare una storia dell'arte moderna più internazionale e più varia e anche più seducente», ha dichiarato. Mentre Lord Browne, presidente dei Trustees della Tate Modern, ha sottolineato il ruolo della nuova Tate come spazio pubblico aperto a tutto il mondo: «Una cattedrale della cultura costruita per durare nel tempo, e questo, ha sottolineato, è stato possibile solo grazie al sostegno politico con l'aiuto della filantropia, al sostegno dei privati e delle fondazioni private». Del costo totale della nuova ala, 260 milioni di sterline, il contributo pubblico è stato di 50 milioni, il resto proviene da privati e fondazioni diverse. Anche Ed Vaizey, il ministro della cultura, media e sport, parlando di un momento in cui la Gran Bretagna non si è ancora ripresa dalla recessione, ha esaltato il numero di donazioni private britanniche per la realizzazione «non di un edificio iconico, ma un museo per il XXI secolo, un museo globale con una collezione globale» che vuole dimostrare l'importanza fondamentale della cultura. Tema questo che è stato ripreso al volo da Sadiq Khan, il neoeletto sindaco di Londra, in un intervento appassionato sui diversi ruoli della Tate Modern «la cui presenza ha sanato una delle aree più degradate e trascurate della capitale incentivando attività e costruzioni. Dimostrando come la cultura sia e debba essere parte integrante dello sviluppo di una città». Aggiungendo che «il settore culturale a Londra è assieme alla casa e ai trasporti una priorità centrale nel mio programma di sindaco».

La nuova Tate Modern con la sua strategia di sostegno e promozione degli artisti di tutto il mondo si pone come faro per i nuovi musei e per un nuovo approccio alla cultura, sostiene Frances Morris, la sua direttrice, che assieme a una forte équipe di curatori si e' impegnata a costruire una collezione globale «che sia il riflesso dell'arte che si fa in tutto il mondo. Stiamo espandendo il nostro fondo internazionale, tanto nell'arte contemporanea che moderna, diversificandolo con fotografia, film e nuovi media, dando sempre più spazio alle donne artiste». E i nuovi spazi, ribadisce «per la prima volta consentono di esporre le nostre opere iconiche, i Rothko, i Rileys, i Richter per esempio, come parte di un ampio dialogo internazionale». Se tra le ultime acquisizioni ci sono Picasso, Matisse, Mark Rothko, la strategia dei curatori è ora di accostare opere note a nuove acquisizioni sfuggendo all'asse Europa­Nord America che ha dominato la collezione permanente della Tate fino a tempi recenti. Le ambizioni della nuova Tate sono dunque molte, alcune affascinanti, altre pretestuose. La collezione ­ per tre quarti acquisita dall'apertura della Tate Modern nel 2000 è ora completamente riallestita e comprende anche 800 opere di 300 artisti di 50 paesi dal Cile all'India, Russia e Sudan alla Tailandia per raccontare ad ampio raggio la storia dell'arte moderna e contemporanea negli ultimi cento anni. Tramite un ponte sulla Turbine Hall si accede oggi dalle gallerie orizzontali della Boiler House nel precedente edificio alla Switch House, la piramide a dieci piani, «un boulevard verticale - cosi Herzog e de Meuron la descrivono - che non solo aumenta lo spazio espositivo del 60 per cento ma offre la possibilità ad artisti e curatori di presentare le opere in modi sempre nuovi in dialogo continuo con la topografia architettonica». Oggi lo spazio dei primi quattro piani è tutto preso da fotografia, video e installazioni, e vaghe sculture in un distillato inquietante dell'attuale clima artistico. Fra le prossime mostre la retrospettiva di Georgia O'Keeffe, Wolfgang Tillmans, Astrattismo in Turchia, Arte nera, Surrealismo egiziano, Stella rossa sull Russia.

«Aprire un nuovo museo non è comunque la stessa cosa che tutelare l'anima dell'arte moderna», commenta un critico infastidito da tanto rumore. Se non tutto soddisfa, e il troppo possa senz'altro stancare, resta il trionfo di un'architettura elegante che da sola vale una visita.