Teledico

Alla fine, facendo i conti, l'esperimento de Il collegio non è andato poi così male, sia dal punto di vista degli ascolti sia da quello del contenuto. Certo, non siamo nell'ordine di un format che lascerà un segno nella storia della televisione, però ha avuto il merito di provare a tracciare nuove strade in maniera coraggiosa: non era infatti facile catturare pubblico con un docu-reality che mostra un gruppo di ragazzi di oggi piombare nella scuola degli anni '60 e affrontare gli esami di terza media. E, invece, l'altra sera la puntata finale, con la consegna dei diplomi, i visi tristi dei bocciati e le lacrime d'addio, è arrivata all'8,5 per cento di share con 2.134.000 spettatori. Cifre buone, soprattutto nell'audience dei coetanei dei protagonisti: ha catturato il 22 per cento di ragazzi tra i 15 e i 19 anni, adempiendo alla missione di Raidue di riconquistare i giovani. Dunque, Il collegio ha mostrato che si possono realizzare programmi di «sperimentazione sociale» senza ricorrere a situazioni estreme e spesso deliranti come accade nel Grande fratello o nell'Isola dei famosi, anche se è impossibile raggiungere risultati Auditel esorbitanti come avviene per i due reality. La cura dei dettagli, dalla sede del collegio, ai vestiti, alle pettinature, ai libri, al cibo, al rigore dei professori e dei metodi di studio, ha creato quell'atmosfera d'antan che è piaciuta al pubblico dei nonni e dei loro nipoti. E che ha sfondato sui social. E, dunque, resta quasi da perdonare il «peccato originale» del programma: da tempo giaceva nei cassetti di Magnolia, la casa di produzione fondata da Ilaria Dallatana, che da direttrice di Raidue, ne ha affidato la produzione ai suoi ex soci.