Il tempo circolare nelle "Gomme" di Robbe-Grillet

In una lettera dell'8 giugno 1953, Roland Barthes scrive al trentenne Alain Robbe-Grillet dopo aver letto il suo libro d'esordio, Le gomme, cui dedicherà un saggio soltanto un anno dopo

In una lettera dell'8 giugno 1953, Roland Barthes scrive al trentenne Alain Robbe-Grillet dopo aver letto il suo libro d'esordio, Le gomme, cui dedicherà un saggio soltanto un anno dopo: «Mi sembra di aver riconosciuto nel suo libro i temi capitali di una letteratura nuova: il tempo come destino, la potenza assorbente dell'oggetto, infine lo spazio stesso come destino, sotto forma di città-circolare, la città che d'altronde rappresenta simmetricamente il circulus del tempo». Barthes comprende immediatamente la novità di questo autore (più giovane di lui di sette anni), che presto diventerà uno dei massimi esponenti e dei più lucidi teorici del Nouveau Roman.

Ma in che cosa consisteva la forza e l'importanza di questo esordio? Di fatto, Le gomme (ora riproposto da Nonostante Edizioni, pagg. 328, euro 21, traduzione di Franco Lucentini, con il saggio di Barthes) non è che un romanzo di genere, un giallo, un poliziesco. Le caratteristiche che lo definiscono le possiede tutte: omicidio, indagine, scoperta dell'assassino. Ho sempre creduto che un autore di gialli fosse uno scrittore (e un uomo) particolarmente ossessionato dall'ordine. O forse, più che l'ordine, la sua ossessione riguarda un certo modo di utilizzare la ragione, di affidarsi a essa in maniera totale. Robbe-Grillet, però, ha aggiunto a questa caratteristica una complicazione. Quando Barthes parla di circolarità intuisce che la mente dell'autore è un labirinto, ma fuori da ogni psicologia. Infatti, il suo agente speciale Wallas, o il commissario di provincia Laurent, fino al finto assassinato (non svelo niente, è la prima cosa che veniamo a sapere) Dupont, sono esseri assolutamente esteriori.

Ciò che a Robbe-Grillet interessa, si direbbe, è il modo in cui non tanto gli eventi, ma le ipotesi di un evento (il delitto, o la sua messa in scena, e quindi una vita che si finge morte) creino un tempo che non procede, che continuamente torna su se stesso. Moltiplicando le ipotesi su come sono avvenuti i fatti e circoscrivendoli in un ambiente definito al dettaglio, la scrittura si chiude in un presente perpetuo; un presente che, così descritto, diviene metafisico. Le gomme dovrebbero leggerlo molti giallisti italiani che si ostinano a seguire un modello da sceneggiatura di una fiction targata Rai. Capirebbero che anche dentro la gabbia di un genere le possibilità di sperimentazione sono molteplici. Robbe-Grillet, negli anni Cinquanta, era più moderno dei nostri vetusti contemporanei.