Tempo di libri, arrivederci al 2020 (forse)

Il Nobel per la letteratura ha fatto scuola: quando l'incertezza aumenta, si salta un turno. Niente Tempo di Libri a Milano nel 2019, secondo quanto ha annunciato ieri il presidente dell'Associazione Italiana Editori Ricardo Franco Levi. Se ne riparla nel 2020. Sempre a Milano, ovvio. Sempre nella sede di Fiera Milano City («Se la manifestazione guarda al futuro deve rimanere sotto i nuovi grattacieli di Milano»). Forse a febbraio, invece che in primavera perché è il mese che al momento è stato indicato come preferenziale dagli editori («Magari a San Valentino, data simbolica come lo era l'8 marzo»). Con una squadra nuova. E magari pure con un nome nuovo, anche se non si esclude una scelta che segni la continuità con il passato. Insomma, tutto cambia perché tutto cambi: «Abbiamo immaginato di proiettare Tempo di Libri nel futuro», ha detto Levi per spiegare quello che di fatto sembra un progetto tutto diverso da quello di due anni fa. «Concentrata e dedicata in via prioritaria ad una nuova generazione: tempo fa avremmo detto i Millennials, ora la generazione Zeta o Alpha, ovvero ragazzi fino ai vent'anni che sono i lettori giovani di oggi e lettori adulti di domani».

Primo obiettivo che convergerebbe, in linea teorica, con la mission di almeno uno dei soggetti del «sistema nazionale delle fiere del libro», ovvero Bologna. Se non fosse che Levi specifica: «Ci siamo sentiti con Bologna, perché non vogliamo contrapposizione, ma anzi una collaborazione sui cui termini e modalità è prematuro parlare». Secondo elemento identitario del nuovo progetto milanese sarebbe la cavalcata dell'innovazione tecnologica e quindi un allargamento ad attori di mercato tangenti l'editoria, a partire dai diritti (quindi una fiera nello specifico per il pubblico giovanile e per quello professionale): graphic novel, videogiochi, audiolibri, musica, cartone animato, cinema. Nel dirlo, AIE garantisce che «centralissima» rimarrà però la presenza del libro. Fin qui tutto in accordo con il socio Fiera Milano. Partnership che ad alcuni ben informati sembra anche il motivo per cui AIE non molla il colpo: ci sarebbe una penale da pagare. I motivi addotti da Levi sono altrettanto forti: due fiere generaliste, come sono Torino e Milano, significano pagare due volte per lo stesso prodotto. Per cui meglio sfornare un altro progetto, sebbene in presenza di paletti innumerevoli: non dare fastidio a nessun'altra fiera italiana, digerire il no di Torino ad una vera sinergia («Ci abbiamo provato fino a poche settimane fa»), aspettare un anno con il rischio che i centomila visitatori conquistati nel 2018 rimangano un gol segnato una tantum, vedere fagocitati dal dimenticatoio due anni di lavoro su Tempo di Libri. A febbraio 2019 verranno presentati agli associati AIE linee guida, dettagli organizzativi, data e nome: un passo alla volta, sperando di non perdersi per strada.