Tendenza (hor)Rohrwacher, l'attrice chiamata Sofferenza

Consacrazione per Alba, la «vice Buy» a cui i registi riservano sempre lo stesso ruolo: la ragazza problematica e incasinata. Proprio come il nostro cinema

Venezia - È nato l'horRohrwacher, un nuovo genere cinematografico. L'horror alla Rohrwacher. Uno psico-genere, fatto di un preciso modo di recitare. Ma soprattutto dei ruoli che i registi le ritagliano addosso, quasi costretti. Con quel volto e quella pelle diafana, lontanissimi dai canoni della bellezza mediterranea, Alba Rohrwacher incarna al meglio le figure problematiche, patologiche, sul filo della nevrosi. La Coppa Volpi conquistata a Venezia è la sua definitiva consacrazione. Miglior Attrice Italiana. Nostra Signora Sofferenza. Versione evoluta di Margherita Buy. Più sottile, più tenera, più allucinata. Dopo il successo a Cannes, Gran Premio Speciale della Giuria con Le meraviglie diretta dalla sorella Alice, anche lei al Lido, presidente della giuria per l'Opera Prima, è l'attrice più vincente del momento. Perfetta, eterea icona di una stagione critica e di un cinema tormentato, sia che interpreti una contadina umbra insofferente alla misoginia del marito apicoltore nell'autobiografico Le meraviglie , sia che personifichi una madre piena di paranoie alimentari in un appartamentino newyorchese con orto in terrazza.

L'altra sera quando, un filo di carne, un filo di voce, neanche un filo di trucco, è salita sul palco per ritirare il premio abbiamo tutti tirato un sospiro di sollievo. Carlo Verdone ce l'aveva fatta a issare il tricolore nel palmarès della Mostra. Immaginiamo le polemiche se non ci fosse riuscito, con una selezione come quella di quest'anno. «Ho lottato per Hungry Hearts , Il giovane favoloso e Anime nere perché erano buoni film, non perché italiani», ha raccontato a margine della premiazione. «Ma, andando avanti nelle discussioni, la giuria ha virato sul film di Saverio Costanzo. Un film piccolo, angusto, claustrofobico, difficile. Ma con una tensione che sale e che è stata argomento di discussione». Battaglia tosta, dunque. Ma forse fino a un certo punto. Se c'era un dato scontato al Lido era che la squadra italiana, la migliore degli ultimi anni, non avrebbe potuto essere ignorata. In una Mostra tutta maschile, per consacrare Alba restava da battere solo la concorrenza di Lü Zhong, la commovente vedova di Red Amnesia che molti pronosticavano vincente. Da qui, con ogni probabilità, «le discussioni» segnalate da Verdone.

Finora la Rohrwacher aveva ripetutamente mancato la Coppa Volpi, conquistata invece da qualche suo partner. Nel 2008 l'aveva vinta Silvio Orlando per Il papà di Giovanna di Pupi Avati. Nel 2010, già diretta da Saverio Costanzo ne La solitudine dei numeri primi , di premi non s'era fatto cenno. Come pure nel 2012 per La bella addormentata , regia di Marco Bellocchio. L'anno scorso, Elena Cotta, protagonista più o meno quanto lei di Via Castellana Bandiera , era stata premiata miglior attrice pur essendo rimasta muta per tutto il film.

Scorrendo con malizia le patologie della sua filmografia recente, verrebbe da dire che, dopo una pazza, un'anoressica e una lesbica borderline, con la sola eccezione della più normale attivista pro-life, finalmente la vegana fanatica si è rivelata la psicotica giusta. Lei tuttavia non concorda, convinta che «Mina non sia una pazza». Quella donna che centellina il cibo e l'aria aperta al suo «bambino speciale» per proteggerlo da agenti esterni pericolosi «è una madre che sbaglia per troppo amore. Un personaggio facile da giudicare, ma che noi abbiamo cercato di non giudicare mai», nella speranza che anche il pubblico capisca «che non ci sono buoni o cattivi, ma solo personaggi complessi».

In realtà, come già visto alla proiezione veneziana, risulta piuttosto difficile non parteggiare apertamente per il marito e padre (Adam Driver, anche lui insignito della Coppa Volpi trattandosi di un film recitato in parti uguali), che si vorrebbe meno attendista e più risoluto nel contrastare le paranoie della moglie. Ma qui bisogna riconoscere le doti registiche di Saverio Costanzo, abile a creare la suspence giusta nella quale dispiegare l'horRhorwacher: «È un artista coraggioso e tenace», ha detto Alba al momento di alzare la coppa. «Il film esiste solo perché lui lo ha voluto e portato sulle spalle. Con lui un set non è un film ma un'avventura emozionante e indimenticabile», ha concluso la dedica al regista e suo compagno.