Toh, vincono due film belliPremiati i Taviani e "Scialla!"

<em>Cesare deve morire</em> dei cineasti veterani girato a Rebibbia e il debutto di Bruni mettono d’accordo tutti. Delusi Moretti, Giordana e Sorrentino

Stavolta ci siamo: vincono i meritevoli. Lasciando in seconda fila film molto spinti dal marketing, ma alla resa dei conti non troppo convincenti. Così il Premio David di Donatello 2012 ricolloca due volte sul podio i veterani Paolo e Vittorio Taviani, che con il loro film Cesare deve morire, recitato dai carcerati e premiato con l’Orso d’Oro al FilmFest di Berlino, si aggiudicano il premio per la migliore regia e per il miglior film, totalizzando cinque statuette incluse le altre sezioni. Sebbene Rai Cinema abbia distribuito poche copie della drammatica pellicola, ambientata nel penitenziario romano di Rebibbia, innegabile l’attenzione di pubblico e critica per un’opera d’autore di non facile impatto. Col David ai Taviani si è voluto così ribadire che non di sole commedie vive il nostro cinema, anzi: c’è speranza per il cinema d’autore. Tanto che a Grazia Volpi, sponsor con Kaos Film del lavoro dei fratelli Taviani, è andato il premio per il miglior produttore: un incoraggiamento a osare di più in questo campo.
En plein di riconoscimenti al merito, per la famiglia Taviani, che con Lina Nerli Taviani ha portato a casa anche un David per i migliori costumi di Habemus Papam. A Michel Piccoli, assente giustificato ieri all’Auditorium perché impegnato sul set d’un film in Belgio, è andato quindi il David di Donatello quale miglior attore protagonista: notevole, infatti, la sua resa d’un pontefice in crisi d’identità nell’Habemus Papam di Nanni Moretti, ieri un po’ deluso sul palco per ritirare il premio in vece del suo protagonista. Forse Nanni sperava in qualcosa di più... Come Paolo Sorrentino, che - tra i favoriti - alla fine ha portato a casa solo una statuetta «pesante»: quella per la migliore sceneggiatura per This must be the Place (insieme con Umberto Contarello). Per non dire di Emanuele Crialese, già candidato italiano agli Oscar col suo Terraferma, film totalmente ignorato dalla giuria. A ragione.
La migliore attrice protagonista 2012 è Zhao Tao, che Con io sono Lì di Andrea Segre si è fatta notare non poco, quanto a talento, superando le candidature «forti» di Donatella Finocchiaro (Terraferma) e Micaela Ramazzotti (Posti in piedi in Paradiso), per citarne due. Recitando con attori veneti, la bella cinese si è trovata a proprio agio. «Non pensavo di vivere un’esperienza così bella a Chioggia», ha detto Zhao, prima attrice cinese premiata ai David.
Restando in ambito estero, Quasi amici di Toledano&Nakache ha vinto il premio per il miglior film dell’Unione europea. Miglior film straniero è risultato Una separazione di Asghar Fahrad, sponsorizzato dalla Sacher Film di Nanni Moretti, che ha già un piede sulla Croisette, visto che quest’anno presiederà la Giuria di Cannes.
Il David Giovani, consegnato da Luigi Abete, è andato a Scialla! di Francesco Bruni, anche vincitore del David quale miglior regista esordiente, giustamente valorizzato dai 1751 giurati. «Con questo premio si dimostra che il cinema italiano sta bene e che non ci sono soltanto barbe bianche», ha scherzato Bruni ritirando il premio. E Romanzo di una strage? Vince ma non convince: Pierfrancesco Favino, miglior attore non protagonista e Michela Cescon, migliore attrice non protagonista.
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Commenti
Ritratto di fritz1996

fritz1996

Sab, 05/05/2012 - 10:50

Tanto di cappello ai fratelli Taviani, che tengono alta, quasi da soli, la qualità del cinema italiano. E tanto di cappello a Michel Piccoli, che si conferma un grande attore, anche quando non è diretto da Jean Renoir, da Luis Bunuel o da Alfred Hitchcock, ma solo da Nanni Moretti. Resta un po' di amarezza per il trionfo della gerontocrazia, non solo a causa dell'età di Paolo Taviani (ottant'anni), di Vittorio Taviani (ottandadue), di Piccoli (ottantasei), ma soprattutto per quella del vincitore del David per registi esordienti, Francesco Bruni di Scialla, che di anni ne ha... cinquanta: insomma, esordiente sì, bravo forse, ma giovane no davvero.