Torino celebra «l'innovativo» Casella

Torino, via Cavour 41. Dal 1983 una lapide, apposta nel centenario della nascita, ricorda il luogo di nascita di Alfredo Casella, «compositore pianista e direttore d'orchestra» (e potremmo aggiungere anche grande docente e organizzatore culturale), «sommo artefice del rinnovamento musicale italiano». Testo sintetico che sarebbe piaciuto al commemorato, abituato alla parca concretezza piemontese. Dall'11 al 24 aprile Torino ricorda (finalmente) questo suo illustre figlio, con un Festival che sottolinea il fondamentale apporto alla vita musicale italiana della prima metà del Novecento. Casella allievo di Fauré, sodale di Ravel, estimatore di Mahler, ha aperto le porte dell'Italia, combattendo contro il provincialismo miope di tanti più o meno illustri colleghi, ai più grandi compositori del suo tempo (solo per citarne alcuni: Stravinskij, Berg, Schönberg, Hindemith, Poulenc e Milhaud ma l'elenco sarebbe lungo e portentoso). Tutte le istituzioni musicali di Torino, a partire dal Teatro Regio che allestisce la sua singolare opera La donna serpente (e una nuova coreografia del balletto la Giara, e l'opera la Favola d'Orfeo, e sostiene un convegno e una mostra fotografica), partecipano coralmente con concerti sinfonici e cameristici (Orchestra Sinfonica della Rai, Unione Musicale, Teatro Stabile, Museo del cinema). Una simile concordia nel nome di Casella avrebbe fatto piacere a due delle più alte figure della critica musicale italiana, torinesi insigni, ammiratori e «figli» dell'azione culturale di Casella, Guido Maggiorino Gatti e Massimo Mila.