Torna Harrison Ford più dark che mai a caccia degli androidi

A 35 anni di distanza dal film di Ridley Scott, attesissimo a ottobre il seguito di «Blade Runner»

Il mondo è fondato su un muro che supera le specie. E la chiave per il futuro è finalmente rivelata. Sono questi i concetti sui quali si basa Blade Runner 2049, l'atteso seguito del thriller di fantascienza imposto da Ridley Scott nel 1982 e nelle nostre sale dal 5 ottobre, con Warner. Trentacinque anni dopo il film originario, tra i più iconici di sempre, capace di presentare in modo romantico un futuro da incubo, c'è Denis Villeneuve (Arrival, Sicario) a raccogliere il guanto della sfida. Non è facile, infatti, seguire il solco tracciato all'epoca per seminare la visione d'una terra popolata da replicanti. Villeneuve è abituato a film piccoli e muoversi nel territorio del blockbuster, con legioni di fans di Blade Runner alle calcagna, essendone fan lui stesso, rappresenta un rischio. Ridley Scott è giudicato un maestro del genere e in assoluto e il pubblico appare sempre più sofisticato.

Eppure, guardando il trailer ufficiale diffuso in Rete, Blade Runner 2049 sembra sposare in pieno la cinefilosofia di Scott, qui coinvolto come produttore esecutivo e supervisore del concept, insieme allo scrittore Hampton Fancher: gli stessi due dello sci-fi originale.

Del resto, quando la Alcon Entertainment si è rivolta a Scott per acquistare i diritti del titolo, chiedendo se ci sarebbe stato un seguito, secondo il Guardian il regista ottantenne ha risposto: «Assolutamente sì. Quando mi pagherete, vi dirò come potrà essere». E pensare che i critici del New York Times, tra i Settanta e gli Ottanta, spesero paginate su paginate per distruggere Blade Runner e Ridley Scott...

Ma finalmente è giunta l'ora di svelare le atmosfere noir, intensamente malinconiche e insistite sulla crisi esistenziale riecheggiate nel secondo film. Stesso genere, stesso clima psicologico. Torna Harrison Ford nei panni di Rick Deckard, nell'identica Los Angeles distopica descritta dal romanzo di Philip K.Dick che ha ispirato i due film, con il compito di rintracciare gli androidi dissimulati come esseri umani. In una diretta con «Q&A», Ford ha spiegato i motivi che l'hanno indotto a tornare (oltre a quello dei molti zeri sull'assegno): «Il personaggio è coinvolto in una storia che mi ha intrigato. C'è un contesto emotivo molto singolare e ho trovato affascinante il tipo di relazione che Deckard intrattiene con gli altri personaggi. Credo sia interessante sviluppare un personaggio, dopo un certo periodo di tempo».

Né pare meno entusiasta Ryan Gosling, il nuovo blade runner della polizia di Los Angeles, membro del reparto speciale della LAPD incaricato di «ritirare» i replicanti. «Per me si tratta di un'occasione speciale. Mentre giravo, pensavo che avessero adottato un trucco per seguirmi nella mia realtà quotidiana. Ero totalmente sovrastato da quella realtà, sul set», afferma Gosling, qui teso a risolvere un enigma per il quale ricorrerà a Deckard. «Il Blade Runner originario - ha continuato l'attore - è stato uno dei primi film che ho visto dei quali non sapevo bene che cosa pensare. Mi ha suscitato delle domande. Mi sono interrogato su cosa significhi essere un essere umano».

Per anni si è pensato che il film potesse esistere come «unicum» solamente, un po' com'è avvenuto nel caso de Il gladiatore: impossibile ipotizzarne un seguito, anche se Scott più volte ha accarezzato l'idea. Eppure, tale oggetto di culto ha avuto un sequel dallo stesso richiamo estetico della visione originale: nel trailer si vede l'edificio della Tyrell Corporation e Harrison Ford, più stazzonato e determinato che mai a evitare calamità. Nell'epoca di Internet, ogni singolo particolare di Blade Runner 2049 verrà analizzato: dopo tre decadi, gli eroi e i misteri sono tornati.

Commenti

Fjr

Dom, 02/07/2017 - 11:10

Ma quali androidi ,questo non è "io robot ",questi se solo avesse visto blade runner,sono replicanti,sono il prodotto della ricerca genetica, sono umani sintetizzati in laboratorio, più umani degli umani, usati come schiavi nelle colonie extramondo ,operai e anche prostitute per chi lavorava in quelle colonie, tutti con una data di scadenza, fuggiti per tornare da Tyrrel,il loro creatore,per conoscere la loro fine e se possibile modificare il loro destino,la scena finale con Rutger Hauer,rimarrà nella storia,un consiglio si guardi l'originale nella versione Director's cut ,capirà diverse cose .speriamo solo ,da fan di Scott ,e di Blade Runner che questo sequel non sia un grosso bidone, in molti hanno assicurato di non volerlo vedere,parliamo dei fan,proprio per non veder rovinato un vero cult movie, io aspetterò il 5 ottobre e sulla fiducia andrò a vederlo