Torna l'eroe imbranato (ma all'ombra di Depp)

Una mega produzione Disney che ci fa rituffare nel vecchio West. Vero protagonista l'attore Usa

La Disney punta forte su The Lone Ranger, tanto da distribuire, da domani, solo in Italia (in contemporanea col resto del mondo), ben 700 copie. Una bella scommessa per un personaggio che ha ottant'anni di vita e che qui da noi è soprattutto fonte di lontani ricordi. Un film dalla produzione travagliata, a causa di un budget esorbitante (250 milioni di dollari), che gioca il jolly avendo riunito il team vincente dei primi tre film del franchise di successo legato ai Pirati dei Caraibi. Così, con il produttore Jerry Bruckheimer, Gore Verbinski alla regia e, soprattutto, Johnny Depp protagonista, si spera di far quadrare i conti. Il Cavaliere Solitario (da noi si chiamava così la serie televisiva importata dagli States) e il suo fido compagno Tonto hanno rappresentato, fin dagli esordi in radio nel '33 passando per la serie Tv, una parte importante del contesto culturale Usa, icone d'America che hanno attraversato generazioni di padri e figli, rinfrescando la propria immagine.
La storia del Lone Ranger viene rinnovata e ripensata per il grande schermo senza però tradirne lo spirito, usando l'escamotage di raccontarla al pubblico moderno dal punto di vista di Tonto, come se Sancho Panza parlasse di Don Chisciotte. Non a caso, visto che la parte dell'indiano è stata affidata proprio a Johnny Depp (anche per le sue origini Cherokee), pittato in volto in modo irriconoscibile se non per le sue inconfondibili smorfie (pur contenute rispetto a quelle ripetutamente esibite da Jack Sparrow). Forse, si è addirittura esagerato, perché la spalla finisce per avere più presenza scenica di quello che dovrebbe essere il vero protagonista. D'accordo che a Depp andava garantito un minutaggio abbondante nel film ma non si rischia così di scontentare i fan del Cavaliere Solitario? Anche perché così facendo si è tirato il film un po' troppo per le lunghe, infilandoci dentro una parte sulle origini di Tonto che finisce per rallentare un ritmo generalmente frizzante. I 149 minuti di durata, insomma, gridano vendetta e non solo per le vesciche degli spettatori. In ogni caso, da buona produzione Disney, ci si diverte e non poco. I duetti, anzi, i comici alterchi (che omaggiano anche il cinema muto) tra i due sono riusciti e le scene di azione (complimenti agli stunt) adrenaliniche.
In un museo che celebra la storia del West, entra un bambino vestito come il mitico Lone Ranger. Si ferma davanti a un diorama dove un vecchio indiano, Tonto, con corvo nero morto in testa (che continua a cibare), gli rivela di aver conosciuto il vero Cavaliere Solitario; anzi, di averlo trasformato in una leggenda. Inizia così il racconto di come l'impacciato uomo di legge John Reid (Armie Hammer) sia divenuto un mito. John arriva dal fratello Dan (James Badge Dale) carico di buoni propositi e ingenuità, anche dopo aver contribuito involontariamente alla fuga, da un treno, del pericoloso criminale Butch Cavendish (strepitoso William Fichtner). E' lì che aveva conosciuto anche lo stravagante indiano Tonto che, a sua volta, vuole eliminare il villain per motivi personali riconducibili all'infanzia. Nominato in fretta e furia Texas Ranger, John, a causa di un tradimento, viene ferito quasi mortalmente in un agguato nel quale i suoi compagni, tra cui il fratello, perdono la vita. A salvarlo è stato proprio Tonto e, visto che inseguono lo stesso obbiettivo, i due si trovano a formare una improbabile squadra per dare la caccia a Cavendish. Ritagliatosi una maschera dai vestiti di Dan, John diventa il misterioso Lone Ranger, anche se gli inizi non sono proprio da eroe.
Per avere successo, un film ha bisogno di tante componenti. La storia e i protagonisti (anche quelli di supporto, come la brava Helena Bonham Carter tenutaria di saloon e l'avido businessman Tom Wilkinson) sono decisamente azzeccati. A colpire l'immaginazione, però, sono le eccezionali scenografie, con ogni singolo dettaglio curato alla perfezione. Insomma, l'atmosfera e gli archetipi del cinema western ci sono tutti. E allora, «Hi-Yo, Silver!», galoppa verso la prateria dei meritati verdi incassi.