Torna "Mary Poppins" ma sarà senza zucchero

Da Julie Andrews a Emily Blunt. Da un mondo tutto rose e fiori alla Grande depressione

E ti pareva. Nel gran calderone dei rifacimenti finisce pure il sequel di Mary Poppins, film che 51 anni fa vinse cinque Oscar, entrando nel cuore di chiunque abbia un cuore. Quella magica tata che cantava "supercalifragilistichespiralidoso", estraendo dal suo borsone ricamato un lume e altre utili cosucce senza fine nella Londra edoardiana, adesso avrà il volto di Emily Blunt. Brava, è brava l'attrice inglese che aspetta il secondo figlio, però Julie Andrews nell'originale, Oscar quale migliore attrice protagonista nei panni della governante "praticamente perfetta" non si rimpiazza alla leggera. Tanto per cominciare, il titolo Disney nel 1964 incassò 100 milioni di dollari nel mondo, mescolando perfettamente azione e animazione. Il tutto, condito da canzoncine indelebili: da "Basta un poco di zucchero e la pillola va giù" a "Cam-caminì spazzacamin", una ciambella col buco.

Nella nuova versione, diretta da Rob Marshall, le canzoni sono di Marc Shaiman e Scott Wittman, il quale ha vinto un Tony Award per le musiche di Hairspray. Quanto a Marshall, esperto di musical, avendo diretto anche Chicago e Nine, ha già le idee chiare: il nuovo film Disney dovrà essere un'"estensione" dell'originale, più che un remake. Basato principalmente sul libro di Pamela Lyndon Travers, creatrice del fortunato personaggio, l'erigendo lavoro "non sarà un nuovo Mary Poppins. Aggiungeremo soltanto nuove avventure", spiega a Vulture il regista. Come sanno gli storici della letteratura e come ha dimostrato il film Saving Mr. Banks, con Emma Thompson e Tom Hanks, P.L, Travers, che in tutto ha scritto otto libri, detestava la cineversione del suo lavoro. La Mary Poppins immaginata dall'autrice inglese, infatti, era austera, a volte crudele e spesso lei l'ha descritta come una tipa dai piedi enormi e dagli occhi strabici, pronta a esprimersi nel peggior cockney londinese: non proprio una bellezza accattivante, ma la quintessenza della nanny britannica. La famiglia Banks, poi, quella dove Mary Poppins arriva dal cielo come un ciclone in famiglia, non viveva affatto in una ricca villa edoardiana, bensì in una casupola modesta, né Mister Banks aveva soldi da affidare ai bambini, affinché li investissero in banca. Al contrario, in regime di Grande Depressione era bancarotta continua.

Dunque, il nuovo adattamento sembra più al passo con i tempi attuali: austerità, restrizioni e pochi soldi. Grande Depressione e rigore, proprio come intendeva l'autrice. La quale doveva essere molto rigorosa, se - come racconta Saving Mr. Banks - s'irritò da morire quando Walt Disney, in trattative con lei per i diritti di Mary Poppins, le fece trovare nella sua camera d'albergo a Los Angeles tutti i pupazzi del bestiario disneyano, incluso Winnie the Pooh... Misticheggiante, socialista e seguace di Gurdjieff, la Travers, morta a Londra nel 1996 e ammirata anche da Jacqueline Kennedy, non era tipo da tata soave e lo choc della Grande Depressione l'aveva presente a tal punto da ambientare il suo racconto nel 1903, entro "la decade bassa e disonesta" come la chiama Auden, e non nel 1910, come afferma Mr. Banks, interpretato all'epoca da David Tomlinson. Stando al racconto originale, i bambini Banks, Jane e Michael, vengono precipitati dagli eventi in una serie di disavventure, in stile Fratelli Grimm.

Dobbiamo forse aspettarci bambini che non sorridono mai? Stando al progetto di Marshall, la storia si ambienterà nel 1934, quando furono scritti i libri originali e sarà un mischione degli otto volumi, senza ulteriori apporti. È proprio vero: ci stanno levando tutto.