Torna il perfido J.R.tra odi e intrighirivedremo "Dallas"

Il telefilm da mercoledì in Usa e in autunno su Canale 5 Recuperato parte del vecchio cast: da Hagman a Duffy

New York - Uno dei serial più amati, Dallas, torna in tv. Già dalla prossima settimana: il 13 giugno, sulle reti americane Tnt. E pure il pubblico italiano che lo ha seguito con grande passione per un decennio potrà rivederlo: in autunno, già a settembre, su Canale 5 dove è andata storicamente in onda. E addirittura, pare, in prime time.
Sono passati 34 anni dal debutto. Venti dall’ultimo episodio, quando gli americani, che a milioni non si erano mai persi una puntata, si sono improvvisamente accorti che di quella famiglia di miliardari del petrolio, dopotutto, avrebbero sentito la mancanza. Ma era troppo tardi: gli executive della CBS avevano in mente altri mondi, altre storie per il prime time serale e gli States erano molto cambiati dal tempo in cui Dallas aveva portato sul piccolo schermo un microcosmo di americani anglosassoni e cattivi. Anzi, come aveva detto l’attore Larry Hagman, che interpretava il magnate J.R. Ewing, «un mondo sciovinista e bianco, senza neri, pochissimi messicani, in cui le donne erano decorazioni che gli uomini schiacciavano sotto i tacchi dei loro stivali».
Ma allora perché riesumarlo? Perché era stato il primo minifilm prodotto a Hollywood a conquistare il mercato internazionale; perché nonostante i successi di Knots, Falcon Crest, Beautiful e Dinasty, non c’era mai più stato un serial di uguale impatto. In tutto il mondo. Milioni di europei e asiatici avevano scoperto l’America e (la collocazione geografica del Texas) attraverso le liti della famiglia che abitava nel mastodontico villone di Southfork. Che era diventato non solo il sinonimo, ma anche la cartolina di un’America opulenta, villana ma anche potente. Lo è ancora? C’è forse nostalgia per quegli anni Ottanta?
Il Texas è ancora lo stato più ricco dell’Unione. Il petrolio preoccupa chiunque abbia una quattroruote. I figli continuano a vivere a casa dei genitori, come quelli della matriarca Miss Ellie. Reagan è sulla bocca di tutti i politici. C’è voglia di dimenticare il quotidiano e trovare respiro in un mondo come Southfork. Per questo il primo episodio del sequel è ambientato nel 2012. Tra crisi e disoccupazione, i miliardi degli Ewing miracolosamente ci sono ancora. I protagonisti, invecchiati, sono gli stessi: Bobby Ewing intepretato da Patrick Duffy e Sue Ellen Ewing che prende il volto di Linda Gray. La nuova sceneggiatrice è la cubana Cynthia Cidre che ha saccheggiato il cast di Desperate Housewives (Brenda Strong nei panni di Ann, terza moglie di Bobby). Non solo ha richiamato Hagman: tra gli Ewing - che operano ancora nel mondo del petrolio e dell’allevamento del bestiame - riappaiono anche John Ross Ewing III, il figlio di J.R., a cui si contrappone il cugino Christopher, figlio adottivo di Bobby. Nel primo episodio Bobby va a trovare J.R.: è in pigiama, in stato catatonico, depresso, dopo aver perso tutto. E gli dice: «Tutte le nostre liti, per il petrolio e la casa, mi hanno trasformato in un uomo che non mi piace». J.R. per un secondo sbatte le palpebre e Bobby prosegue dicendosi preoccupato per i figli: «Voglio che cambino la famiglia, che non ci sia più cattivo sangue. Non devono diventare come noi». J.R. esce dal mutismo e ci regala il suo indimenticabile, cinico sorriso: «In fin dei conti mi manchi, fratello».
Abele e Caino. Amore e odio. Non è forse così anche in un’America divisa, nuovamente, dal razzismo, dal divario che i politici stanno ricreando tra ricchi e poveri, dalle imminenti elezioni? Tra divorzi e lotte familiari, cosa c’è di più attuale degli Ewing? Forse Dallas, che i critici avevano definito «gomma da masticare» divertendosi, fino alla fine, a colpirlo, è veramente un quadro dell’esasperazione che si è infiltrata in tutte le case americane. Forse è puro esistenzialismo televisivo. Pochi sanno che nel 1978, l’ideatore di Dallas era un giovane ebreo appena giunto a Hollywood, David Jacobs, che aveva proposto ai boss della CBS un copione che ricalcava un famoso dramma: Scene di un matrimonio di Ingmar Bergman, ma con quattro coppie coinvolte nel dramma esistenzialista. E gli studios avevano firmato un contratto con Linda Evans, che veniva pagata cifre altissime in attesa di una parte. John Bloom ha spieigato: «Nel mondo di J.R., l’uomo più intelligente alla fine si porta a casa più miliardi degli altri. I suoi orologi d’oro, le auto sportive e gli elicotteri se li è guadagnati grazie al proprio genio». Che l’America sogni non solo i dorati anni Ottanta ma anche la speranza, oggi remota, di tornare a essere una meritocrazia?