Torna su Canale 5 «Peccato e vergogna» Garko: «Minacce per il mio ruolo»

«È troppo facile dire che Manuela Arcuri non sa recitare. Lo dicono solo perché è troppo bella. Io trovo invece che sia un'ottima attrice; molto più di tante altre, che sono definite bravissime anche se hanno due espressioni in tutto. Chi per esempio? Isabella Ferrari». Parola di produttore. La popolarità di Manuela Arcuri non si discute. Unita poi a quella di Gabriel Garko (col quale tornerà, da stasera su Canale Cinque, in Il peccato e la vergogna 2) tocca, come nella prima serie, vertici da 26 per cento di share e da quasi 6 milioni di telespettatori di media. Ma a chi s'interroga sui meriti artistici di tanto consenso, il produttore della fiction, Alberto Tarallo, replica lapidario. «La recitazione della Arcuri è sottovalutata dai critici. Manuela è cresciuta molto, negli ultimi anni. In Il peccato e la vergogna 2 è riuscita ad emozionare perfino me, che pure già conoscevo la trama». Verso Gabriel Garko, che tornerà più malvagio che mai nei panni dello psicopatico Nito Valdi, la popolarità ha preso forme più preoccupanti: lettere minatorie, aggressioni stradali, addirittura minacce di morte. «Nella prima serie avrei dovuto interpretare il buono - racconta il bell'attore - ma io stesso chiesi di fare il cattivo. Beh, devo esserci riuscito molto bene: ho ricevuto una media di due lettere minatorie a settimana, in cui mi si minacciava di morte; una signora mi ha distrutto la macchina col crick urlando “devi lasciare in pace Carmen!” (il personaggio della Arcuri), e alcuni sconosciuti sono entrati di notte in casa mia per aggredirmi. Per fortuna senza riuscirci». Risultato di tanta fama? Più di cento di denunce contro ignoti, che l'attore ha dovuto presentare per difendersi dai propri persecutori. «Naturalmente questo è il successo malato - commenta Tarallo -. Poi ci sono i milioni di telespettatori che seguono Il peccato e la vergogna solo perché è una grande storiona popolare». Forse anche troppo, storce la bocca qualcuno. «Ma per noi il pubblico è sovrano. Noi cerchiamo di accontentare chi, tornato a casa vuol soprattutto distrarsi. Io ero terrorizzato che certo minimalismo cinematografico potesse arrivare nelle fiction. E invece no. E pur di seguire Manuela e Gabriel, il pubblico si ciuccia anche tutta la pubblicità».