Toro scatenato e Rocky: "Rieccoci, a 70 anni ci affrontiamo sul ring"

Robert De Niro e Sylvester Stallone raccontano Il grande match, il film in cui si incrociano le due icone della boxe al cinema

Sly è tirato come una corda di violino e ha le labbra rimpolpate dal silicone. Bob porta una coppola di tweed sui radi capelli bianchi e tira fuori un fazzoletto per soffiarsi il naso, come un pensionato al parco. Ma chi se ne importa se due pesi massimi come Sylvester Stallone, 67 anni, 58 film come attore e 8 da regista e il settantenne Robert De Niro, interprete di 93 film, 2 Oscar e un presente da produttore impegnato, se le danno per marketing ne Il grande match, commedia sportiva di Peter Segal (da giovedì, con 350 copie). Sono le icone d'un certo modo di fare cinema e sui poster le due star non c'incollano le loro facce soltanto: in questo film Warner, ambientato nel mondo della boxe, ci mettono le panze, le rughe, gli occhi pesti, la loro storia personale. È la grande classe di Rocky Balboa contro Toro Scatenato, che dopo il thriller Copland (1997) tornano insieme per sfottersi con ironia, fare a cazzotti sul serio e regolare i conti. Come nella vita vera, quando antichi risentimenti esplodono con l'irruenza degli anni verdi. Solo sullo schermo, però, perché all'incontro romano, rampa di lancio europea per questa farsa geriatrica da 40 milioni di dollari e andata così così al box-office Usa, i divi si sono resi omaggio a vicenda. Una nobile gara tra Rambo, qui il pugile Razor e Il re per una notte, nel ruolo del boxeur The Kid, a chi riconosceva nell'altro il migliore. E in effetti, anche sul ring dove, dopo 30 anni di rivalità inesausta, li trascina il loro promoter (Dante Slate), un vecchietto tira su l'altro, appena cade uno dei due.
«Invecchiando, ci si rende conto che le cose non sono più così importanti. La vita passa rapidamente e bisogna prendersela come viene. Alla leggera», scandisce De Niro, che conserva lo sguardo furente dei suoi eroi paranoici. «In questo film abbiamo portato il nostro interessante bagaglio. Bello vedere insieme due atleti, che s'incontrano dopo tanti anni: è una cosa che non si verificherà mai più. Con la boxe, ho chiuso», dice Stallone, azzerando l'ipotesi Rocky 7. In un'ora e cinquantatré di punzecchiate e pugni, Razor e Kid finiscono nel cono di luce d'una campagna virale su YouTube: sono come cane e gatto e quando s'incontrano negli studi d'una casa di videogiochi, fasciati in ridicole tute verdi provviste di sensori, sfasciano tutto in una rissa. Così quel loro match, da locale si fa nazionale. Sopravvivendo agli allenamenti, i vecchiotti potranno finalmente dimostrare chi vale di più. «Mettere su peso e perderlo non è facile: per Toro scatenato ho preso 15 chili, poi, perderli non è stato uno scherzo», racconta De Niro, che ha lavorato con il trainer Bob Sale, consulente di Stallone per Rocky e perdendo 16 chili in palestra. È divertente vedere il suo trasgressivo Kid allenarsi a botte di pancake e bicchieroni di scotch, sotto gli occhi del figlio-allenatore, spuntato da una relazione fugace con l'ex-ragazza del rivale, la sempre bella Kim Basinger. Per Sly, restare in forma è stile di vita. «Per quanto ti alleni, non finisci mai la tua Odissea: il peso influisce sulla sciatica e ho dovuto scendere a 75 chili, perché Bob è più leggero di me», scherza il divo, tornato sul ring dopo sette anni. Ma perché, al di là dell'esigenza economica, due icone planetarie imboccano il filone terza età? «Il pubblico della nostra età è sempre più numeroso, c'è molta gente invecchiata con noi, che ha piacere di rivederci. Certo, non ti danno più gli stessi ruoli, ma tu ti senti ancora importante. Ho avuto successo e non ho rimpianti, se non personali. E li tengo per me», dice Bob, sorseggiando il suo tè caldo. Quanto a Stallone, sull'argomento età, sfoggia saggezza: «Trovo frustrante che, quando arrivi a capire la vita, la vita è finita. Trovi una saggezza, che non puoi applicare. E poi c'è tanta gente che, come noi, non è pronta per starsene a casa e vuol vedere rappresentati i suoi problemi». Nel film, di momenti comici ce ne sono vari. Come la scena in cui i due attempati se la prendono, sul ring dell'Oktagon, con i fans delle arti marziali, provocando l'ennesima rissa. «Da Sylvester ho imparato la coreografia della boxe», dice Bob, che nel film sulla vita del pugile Roberto Duran, Hands of Stone, farà il suo allenatore. «Da Bob ho imparato a restare calmo, per esplodere quando iniziano le riprese», dice Sly, che in Creed farà l'allenatore del nipote di Apollo Creed, campione dei pesi massimi nei Settanta. Per i due, insomma, non è tempo d'appendere i guantoni.