Toronto parte col botto Ci saranno sette italiani

da Toronto

Serate di gala, anteprime mondiali, workshop, cortometraggi ed eventi collaterali a non finire, per un totale di più di 370 film presentati: è iniziato ieri, e durerà fino al 15 settembre, il Toronto Film Festival, ad oggi la più importante kermesse di cinema occidentale al mondo. Escludendo i blockbuster sui supereroi, è qui che passano (quasi) tutte le pellicole che poi si rivelano i più importanti successi cinematografici della stagione.
Si è cominciato ieri sera con The Fifth Estate, il film sulla nascita di Wikileaks diretto da Bill Condon e interpretato da Benedict Cumberbatch. Julian Assange non ha gradito, e con l'avvicinarsi della sua distribuzione nelle sale (17 ottobre negli State, il giorno dopo in Italia) le polemiche non potranno che salire di intensità. Nei giorni a seguire sono tante le star e i film di richiamo che si succederanno. Dal Mandela: Long walk to Freedom interpretato da Idris Elba al film di guerra The Railway Man con Colin Firth e Nicole Kidman, passando per Rush di Ron Howards sulla rivalità tra James Hunt e Nicki Lauda e 12 Years a Slave che ripropone il duo Steve McQueen alla regia e Michael Fassbender tra gli interpreti (ricordate Shame?).
Impossibile seguire tutto. Ogni giorno ci sono almeno quattro film con cast che da soli basterebbero a coprire tutto l'aspetto glamour di interi festival europei. Certo, popolarità non significa qualità e, a differenza di Cannes o di Venezia, a cui ogni anno ruba sempre più spazio sui media e star internazionali (siamo a due passi dagli Stati Uniti, passare di qui è più semplice per la Nicole Kidman di turno), Toronto non pretende che i film siano in anteprima mondiale, ma al pubblico questo importa poco. Le sale sono piene, il resto passa in secondo piano. L'Italia ha portato qui ben sette film, tra cui, in anteprima, l'atteso Anni felici di Daniele Luchetti. Gli altri film rappresentano un mix di opere prime e film già passati per altri festival, compresa Venezia. Ecco quindi Il sud è niente di Fabio Mollo, Border di Alessio Cremonini (ambientato nella Siria di oggi), Stop the Pounding Heart di Roberto Minervini, L'intrepido di Gianni Amelio, La grande bellezza di Paolo Sorrentino e Che strano chiamarsi Federico di Ettore Scola. La speranza, per tutti loro, non è un premio, bensì di attirare distributori internazionali. È il (nord)America, bellezza!.