La tragedia fulminea di Daniela Dessì la «diva» della lirica

Il soprano aveva 59 anni e amava Puccini e Verdi. Armiliato: "Malattia breve e terribile"

Il mondo del canto ha perso una stella. Il soprano Daniela Dessì, 59 anni, si è spenta sabato, al Poliambulanza di Brescia. Di Genova, risiedeva da anni sul Lago di Garda. Una scomparsa prematura causata da una «malattia breve, terribile e incomprensibile», ha spiegato il tenore Fabio Armiliato, il compagno nella vita e nell'arte. Di fatto, solo nelle ultime settimane la Dessì aveva cancellato gli impegni dell'estate. Si era ripromessa di tornare a cantare l'8 ottobre, per un concerto sacro alla Basilica di Loreto.

E' stata uno dei soprani più intelligenti e intriganti degli ultimi decenni. Eletta a «soprano assoluto» dalla critica, per voce di nobile pasta, tecnica impeccabile e istinto drammatico. Si aggiunga poi la vastità del repertorio: più di 70 ruoli, dal Barocco in su, con una speciale predilezione per i titoli di Verdi e Puccini. Amava chiamare «Puccini il mio amante musicale e Verdi il mio marito». Verdi l'aveva stregata subito, da bimba quando una zia, corista all'Opera di Roma, l'aveva introdotta come comparsa in un'Aida del 1968. Aveva 11 anni, in casa era considerata il «canarino» («Perché non facevo altro che cantare»). Tempo quatto anni ed era in Conservatorio per studiare seriamente canto. Poi accadde tutto velocemente, da vero talento. Ventenne già era in palcoscenico per La Serva Padrona di Pergolesi. Vinceva un concorso indetto dalla Rai. Il direttore Herbert von Karajan si interessava subito a lei, che prese al volo un aereo e andò a Berlino per l'importante audizione.

La Dessì è l'interprete di riferimento di Verdi, Puccini e il repertorio verista. Compositori talmente congeniali da regalarle alcuni primati. Perché la Dessì è stata la prima cantante italiana ad aver interpretato in Italia e nella stessa sera i tre ruoli del Trittico di Puccini (Giorgetta, Suor Angelica e Lauretta) e la prima e unica interprete occidentale a portare Madama Butterfly a Nagasaki. Ha lasciato tracce in tutti i teatri di punta, che oggi la piangono. Alla Scala lavorò ben 15 anni con Riccardo Muti, anzitutto in ruoli verdiani così come è ancora nella memoria la sua interpretazione di Fiordiligi nel Così fan tutte di Mozart.

Sempre alla Scala, ricordiamo una sua Cio-cio-san (Madama Batterfly) che alla fine sollevò entusiasmi da stadio, e frequenti applausi a scena aperta. A questo personaggio, idem per Tosca, la Dessì avrebbe legato il suo nome sebbene - a spettacolo finito - ci confessasse di avere «un rapporto di amore odio con Madama Butterfly, perché è un ruolo difficile dal punto di vista fisico, emotivo e psicologico, mette ansia».

Una donna grintosa, la Dessì. Accusata da Zeffirelli di esser troppo formosa e in là con gli anni per fare Traviata, piantò in asso lo spettacolo. E a 53 anni, accettava il ruolo della giovanissima Minnie. Perché «un artista diventa grande dopo i 35 anni, è quasi impossibile trovare una Minnie ventenne all'altezza del compito. La carriera si fa con la voce e non credo che i compositori pensassero alla taglia 42 mentre scrivevano le loro opere». E in barba ai puristi della lirica, capitava che si divertisse a duettare con rapper (accadde ad Amici) o cantanti pop (Francesco Renga).