Tragedia greca a Hollywood. La morte unisce madre e figlia

Debbie Reynolds colpita da ictus mentre prepara il funerale di Carrie Fisher. Le ultime parole: "Voglio solo stare con lei"

Dopotutto non c'è sceneggiatore più abile e perfido della realtà. Nessuno, neppure a Hollywood, si sarebbe mai sognato di mettere in scena il dramma di una diva hollywoodiana che muore di «crepacuore» dopo la morte della figlia, anche lei diva hollywoodiana, anche lei simbolo di un'epoca. Invece a Debbie Reynolds, la fidanzatina d'America, è accaduto proprio così: l'eroina da commedia è morta da protagonista di una tragedia. Lei, che ballava sotto la pioggia con Gene Kelly (in Singing in the rain), che si è scambiata il marito con la sua migliore amica Elizabeth Taylor, che ha fatto sognare nel musical Voglio essere amata in un letto d'ottone (nomination agli Oscar 1964) si è lasciata morire poche ore dopo sua figlia Carrie Fisher, la principessa Leila di Star Wars dal destino tutt'altro che principesco. Un ictus mentre ne preparava il funerale. Una schioppettata di dolore. Un suicidio inconsapevole, quasi cercato, addirittura sperato. «Voglio solo stare con Carrie» sono state le sue ultime parole al Cedars Sinai Medical Center di Los Angeles, l'ospedale delle celebrità, quello in cui si disintossicano da vizi e malattie. Aveva 84 anni, la sua ultima apparizione di successo è stata nella sit-com Will & Grace con Debra Messing. Da allora ha vissuto nel lusso, nei ricordi e nel dolore di avere una figlia che proprio non riusciva a mollare il diavolo della dipendenza dopo aver superato quello dei figli d'arte. Carrie Fisher, come tanti altri, è il prototipo della figlia di famosi che diventa famosa ma paga un conto due volte più salato. Madre superstar. Padre eroe del pop americano anni Cinquanta, addirittura due stelle sull'Hollywood Boulevard. A diciannove anni, nel 1975, Carrie era già sul set con Warren Beatty, Julie Christie e Goldie Hawn. A ventuno è diventata un'icona di (super)culto in Star Wars. Poi ha trascorso il resto della vita fuggendo la schiavitù delle droghe, facendo i conti con ruoli secondari pur essendo diva super fotografata alle mostre del cinema (ad esempio Venezia 2013). Una parabola che la madre ha seguito da vicino quasi per compensare il senso di colpa di aver abbandonato i figli al proprio destino per cercare di coronare il proprio. Si sa, il bisogno di successo, la fame di fama, l'ingenuità di essere strafamosi quando si è ancora adolescenti sono detonatori di infelicità, propria e altrui. Perciò figurarsi che cosa ha provato l'altro giorno Mary Frances Raynolds in arte Debbie, 84 anni compiuti il primo aprile, nata nel ventre d'America (El Paso, Texas) ed entrata nel cuore degli americani, quando ha saputo che la figlia aveva avuto un infarto poco prima di atterrare a Los Angeles. Ne ha seguito l'agonia al Ronald Reagan Medical Center poi è tornata a casa per organizzarne il funerale insieme con l'altro figlio Todd, meditando, soffrendo, forse augurandosi di seguirla subito. La sindrome di Takotsubo (o cardiomiopatia da stress) è più mortale dell'infarto e passa spesso inosservata perché tocca persone comuni, anonime. Ma, guardando anche solo il mondo dello spettacolo, basta pensare a Giulietta Masina, Sandra Mondaini o Johnny Cash, tutti morti pochissimo dopo le loro anime gemelle, per rendersi conto che spesso la campana suona due volte ma ha un unico rintocco: quello di accomunare i destini di grandi amori, di vite parallele anche se distanti, di sangue dello stesso sangue. Un copione che da Sofocle a Shakespeare è passato per il melodramma hollywoodiano ma che soltanto la vita reale, concretamente imprevedibile ma comunque implacabile, riesce a mettere in scena con così tanta malinconica ferocia.

Commenti
Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Ven, 30/12/2016 - 10:38

Ed è forse in questo epilogo che si può leggere il fascino dell'Anima di Debbie, che traspare nella tenerezza dei suoi generosi sorrisi, distribuiti urbi et orbi. Coerente con quella che si può connotare come una sua personalissima sensibilità vitale, ha consegnato la sua esistenza ad un superiore ideale, quasi facendo olocausto di se. L'Amore sublime di una madre per la figlia. Cala in tal modo il sipario. -r.r.- 10,38 - 30.12.2016