Tributo dei grandi a Daniele, chitarrista dall'anima «black»

A Napoli il concerto pieno di star accorse per ricordare il cantante. La figlia Sara: «Papà stasera è qui»

Paolo Giordano

nostro inviato a Napoli

In effetti c'è stato. Ieri sera, stadio San Paolo, diretta su Raiuno e sui principali network radiofonici. Le quattro ore e mezza di omaggio a Pino Daniele (titolo dello show: Pino è) si riassumono alla perfezione nelle parole della figlia Sara, salita a sorpresa sul palco: «Papà stasera è qui». C'era quando la voce di Massimo Troisi ha rotto il ghiaccio davanti a 45 mila persone, quando Jovanotti ha iniziato la serie di duetti virtuali cantando e rappando su di un biglietto da visita esistenziale come Yes I know my way. Brividi. Da quel momento, è iniziata una sfilata di musica che gli organizzatori Ferdinando Salzano e Maurizio Salvadori, di fianco al direttore di Raiuno Teodoli e al sindaco De Magistris, hanno descritto con una parola per una volta non usata a caso: emozione. E in effetti la «pinodanielitudine» di Napoli ieri sera ha avuto i volti e le voci di una cinquantina di artisti, praticamente il più grande concerto in memoria di un artista scomparso (fino al 10 giugno è attivo il numero solidale 45585 contro i tumori infantili e la povertà educativa).

Al San Paolo è stata una lunghissima jam session che in tv si è rivelata uno spettacolo senza conduttori perché ciascun artista presentava il successivo («La conduzione interrompe il flusso emotivo», ha detto giustamente Teodoli). E allora, dopo aver spiazzato tutti cantando Putesse essere allero, Jovanotti ha chiamato Biagio Antonacci (Che Dio ti benedica), poi lui ha chiamato Alessandra Amoroso per duettare in Che male c'è. Insieme sono diventati i «presentatori» di un brillantissimo Giuliano Sangiorgi ed Emma (Quanno chiove) e via dicendo fin dopo l'una di notte. Il concerto era lo stesso, cambiavano gli artisti, lasciando soltanto il tempo alla band (con i virtuosi James Senese, Tullio De Piscopo e Tony Esposito) di prendere fiato. E i brani erano tutti concentrati sul repertorio del napoletano che aveva studiato da bluesman, per poi diventare l'Eduardo De Filippo musicale di una città difficile da raccontare senza averla dentro (a proposito, oggi escono i quattro cd Le corde dell'anima Studio & Live). Solo qualcuno, come Francesco De Gregori, con Enzo Avitabile, ha preso la propria Generale perché la cantavano insieme nel tour con Mannoia e Ron. E anche Antonello Venditti ha «sfruttato» Notte prima degli esami per raccontare di quando «Pino scaricava il pianoforte ai miei concerti».

Insomma, ciascuno ha portato la propria storia dentro quella di Pino Daniele e quindi dentro Napoli. Entusiasmante Giorgia in Questo immenso: «Difficile cantare senza di lui», aveva detto prima di salire sul palco. Ad esempio Claudio Baglioni ha interpretato a modo proprio Alleria ma anche Io dal mare, che è un brano del disco Oltre nel quale i cori e la chitarra sono proprio di Daniele. A scandire il ritmo ci ha pensato il frenetico cambio di protagonisti. A dare la sorpresa c'è stato il loro imprevedibile ritorno in scena. Dopo il duetto con Emma, un Giuliano Sangiorgi sempre emozionante ha cantato Mal di te. Jovanotti è tornato per una potente e rappata (ma eseguita due volte per esigenze tv) A me me piace 'o blues con Ramazzotti che aveva appena finito O scarrafone. I ragazzi del Volo prima hanno duettato virtualmente in O sole mio e I say I sto cca, poi sono tornati con Mario Biondi in Notte che se ne va. Un elenco di collaborazioni spesso nate negli ultimi tempi, bella quella di Tiromancino e Ornella Vanoni in Anima, emozionante quella di Elisa e Fiorella Mannoia in Quando. Il tutto costruito dal geniale Giampiero Solari e dagli autori come se fosse un racconto di arte più che di vita, e punteggiato dalle apparizioni di attori o comici legati a Pino Daniele, come Favino, Panariello, Salemme o Arbore.

E che la sua eredità «suoni» ancora nell'aria si capisce a ogni suo brano, anche se ha cambiato pelle come nel caso di Na tazzulella e caffè nella versione rap di Clementino. O come quando, dopo One day, Biagio Antonacci si è seduto sul palco, senza microfono, e ha accompagnato lo stadio che cantava Napul è fino all'ultimo verso. E Pino è forse si riassume proprio in quell'ultima, lunghissima e tenera ovazione prima che si spegnessero le luci.