Con «Trollhunters» Del Toro diventa per bambini

Il magico, il mostruoso, il sotterraneo, i super poteri e come usarli, una spruzzatina di amore per i campioni corazzati da torneo medievale (anche se magari con una spruzzatina di tecnologia come in Pacific Rim). Sono questi i temi più cari al regista messicano Guillermo del Toro. Non era facile immaginare come sarebbe riuscito a portarli a formato di bambino per la serie animata Trollhunters, coprodotta con la DreamWorks e destinata a Netflix (sarà disponibile dal 23 dicembre). La risposta è che c'è riuscito molto bene. Nella serie ci sono quasi gli echi del Labirinto del Fauno ma resi semplici, che è diverso da banali, a portata di ragazzino.

La trama è classica ed avventurosa, uno studente di scuola superiore Jim Lake ritrova sotto un ponte uno strano amuleto. Non si immagina affatto che cambierà la sua vita dandogli l'accesso al mondo magico dei troll che si trova sotto la sua città. Ma non solo l'amuleto fa di lui il campione che dovrà difendere queste creature da chi le vuole distruggere. Con i suoi amici si troverà trasportato in epiche battaglie contro mostri che sembrano un po' degli Hellboy raddolciti.

Trollhunters non è probabilmente un capolavoro ed è meno innovativa di altre serie animate, però è indubbiamente un bel prodotto e funziona bene sul suo pubblico di riferimento. Soprattutto riflette sul tema del bene e del male, anche dell'inganno degli adulti che sembrano buoni e non sempre lo sono. E non è un tema da poco.