Tutti contro Amazon il gigante elettronico che «divora» le librerie

Vastissima, insidiosissima e in possesso di risorse immense. È l'Amazzonia, un territorio pressoché impenetrabile

Vastissima, insidiosissima e in possesso di risorse immense. È l'Amazzonia, un territorio pressoché impenetrabile al comune mortale. Ma vastissima, insidiosissima e in possesso di risorse immense è anche Amazon, che dall'Amazzonia prende il nome, per volere del suo fondatore, Jeff Bezos. Un colosso elettronico che però, contrariamente a quello geografico, risulta comodo e rassicurante al suddetto comune mortale. Al quale basta connettersi per chiedere, acquistare e ricevere in tempi brevi.

Come tutti i colossi economici, Amazon vanta eserciti di clienti in tutto il mondo, ben lieti di rivolgersi ai suoi magazzini sempre fornitissimi, ma anche non pochi nemici. Accuse di evasione fiscale, accuse di imporre condizioni di lavoro da negrieri ai dipendenti. Accuse, soprattutto, di deformare il mercato, sempre più globale, a proprio uso e consumo. L'ultimo affondo è stato quello del presidente Usa, Donald Trump, uno che di affari e di fatturati se ne intende. «Amazon sta danneggiando in modo grave i commercianti che pagano le tasse: cittadine, città e stati sono danneggiati, persi molti posti di lavoro», ha twittato il tycoon inquilino della casa Bianca. A stretto giro di posta (elettronica), ecco la risposta dello stesso mercato: poche ore dopo la stoccata presidenziale, la società di e-commerce ha visto calare le proprie azioni di quasi l'1 per cento, con una perdita quantificabile in 5 miliardi di dollari di valore.

Fra i principali detrattori di Amazon ci sono quelli che lavorano, in prima, seconda o terza persona, nel comparto in teoria (ma soltanto in teoria) meno commercializzabile di tutti, quello della cultura. Quello dei libri, nello specifico. James Patterson, lo scrittore più venduto al mondo con oltre 350 milioni di copie, ad esempio, contro la creatura di Bezos non si è limitato a lanciare un tweet: ci ha scritto sopra un romanzo.

The Store, uscito negli Stati Uniti il 14 agosto scorso (arriverà in Italia a metà settembre, edito da Longanesi), è una storia distopica, orwelliana. Racconta del più grande e potente negozio online del pianeta che, come recita il suo slogan, «sa i tuoi bisogni prima che li sappia tu». Un mostro intelligente e dalle facoltà predittive che non soltanto consegna in tempi da centometrista qualsiasi prodotto richiesto, utilizzando dei droni, ma riesce anche a prevedere (quindi a indirizzare...) le esigenze dei clienti. Saranno due scrittori newyorkesi in crisi proprio a causa dell'avvento dell'editoria digitale (due personaggi che ci fanno ripensare al Bob Woodward e al Carl Bernstein del Watergate e del conseguente film Tutti gli uomini del presidente, con Robert Redford e Dustin Hoffman), a indagare sull'anima di quel drago mangiasoldi, infiltrandosi nell'azienda.

In attesa di sapere quante copie di The Store saranno vendute su Amazon, noi comuni mortali e comuni lettori da libreria fisica, di quelle con gli scaffali, le poltroncine e la cassa tradizionale, abbiamo chiesto a Francesco Giubilei, editore e proprietario di due grandi librerie, quindi doppiamente vittima dell'e-commerce, di spiegarci com'è cambiata la sua vita con l'ascesa di quel concorrente fuori portata. «Il principale problema del mercato librario italiano - dice Giubilei - non è soltanto la scarsa quantità di lettura, ma anche la sua scarsa qualità. Ma oggi, purtroppo, Amazon è un canale di cui un editore non può fare a meno. Certo, si può tentare di educare i lettori a fare acquisti nelle librerie tradizionali che sono luoghi di incontri, di dibattiti, di quella che possiamo chiamare, al punto in cui siamo arrivati, bibliodiversità. Ma questo è un percorso lungo e difficile. Più pragmaticamente, è da perseguire un altro risultato: fare in modo che almeno i lettori acquistino sui siti dei vari editori».

E perché mai, si chiede il lettore ignorante che qui scrive? Che cosa cambia? Cambia molto. «Quando il lettore - continua Giubilei - acquista dal sito dell'editore, l'editore incassa il 100 per cento. Quando il lettore acquista su Amazon, l'editore incassa fra il 40 e il 55 per cento». Certo, con Amazon zero rese. Certo, la catena distributiva costa anch'essa, e molto, incide per circa il 60 per cento. Tuttavia si tratta di una filiera, di una realtà che dà lavoro a molti. E qui torniamo a bomba, cioè al tweet di Trump. E a proposito di filiera, spiega Giubilei, «il loro obiettivo è essere editori, distributori, venditori e librai. Tutto, insomma. E poi ci sono i criteri di scelta. Amazon Publishing Italia, appena nata, tre anni fa, pubblicava i titoli in base alle stellette poste dagli utenti. Mi domando: e se Proust e Leopardi, ai loro tempi, non avessero preso nemmeno una stelletta?».

Bella domanda. La risposta non la vende nessuno, nemmeno Amazon.

Commenti
Ritratto di marystip

marystip

Ven, 18/08/2017 - 12:30

Hanno voluto la globalizzazione per rendere tutti poveri in modo che siano pochi, solo loro, a fare guadagni iperbolici. Per questo quando in politica s'affaccia uno che è contro questo sistema e lo vorrebbe iniziare a cambiare, l'azzannano con tutto il loro potere mediatico e finanziario potendosi permettere di far eleggere presidenti come Obama, tifare per la Clinton, editare giornali come La Repubblica il NYT, farsi finanziare da Soros le ONG e così via. Per questo fanno la guerra a Trump.