Tutti i colori di Versace. Un film racconta i misteri della morte

A 20 anni dall'omicidio la Fox prepara la serie con Penelope Cruz e Ricky Martin

Assassinio, mistero e alta moda. Miscela esplosiva servita da The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story, serie televisiva in dieci episodi firmata da Ryan Murphy, in onda l'anno prossimo sull'emittente americana Fox 21, specializzata in temi criminali ripresi da varie angolazioni. Casi famosi come quello di O.J. Simpson, oppure tragedie umane seguite all'uragano Katrina sono pane per i denti aguzzi dei telespettatori a stelle e strisce abbonati al canale amante della delinquenza. In confronto, i plastici delle villette dell'orrore di Bruno Vespa scompaiono come neve al sole.

Del resto, il mondo della moda smise di girare quando, il 15 luglio del 1997, venne a sapere che Gianni Versace, icona della haute couture, era stato ucciso nella sua lussuosa villa di Miami a colpi di fucile. Ammazzato come un cane da un pazzo sconosciuto, però ben noto all'Fbi, il giorno dopo un suo viaggio tra Milano, Venezia e Parigi.

Nelle foto che girano su Instagram, l'attore venezuelano quarantenne Edgar Ramirez, che interpreta Versace, esala l'ultimo respiro tra le braccia del quarantacinquenne Ricky Martin, popstar latina che interpreta il compagno dello stilista, Antonio D'Amico. Gli occhiali e i sandali di Gianni, caduto faccia a terra lungo la scalea di marmo della Versace Mansion, con il logo della medusa in oro impressa in cima, rendono l'impressione di un assassinio brutale.

Tra le alte palme dell'ex-hotel Casa Casuarina, trasformata dal couturier in un sontuoso buen retiro lontano dai pettegolezzi di Milano e Roma, ecco aggirarsi il killer Andrew Cunanan,interpretato da Darren Criss: ha il fucile in mano e fissa il cadavere di Gianni, prima di scappare in strada, a Ocean Drive. Nei tre mesi prima dell'assassinio, ha ucciso altre persone in quattro stati diversi, diventando uno dei fuggitivi più ricercati dalla Fbi: a dieci giorni dall'assassinio di Gianni, Cunanan, noto frequentatore di feste gay a San Diego, si sparerà, dopo essersi nascosto a bordo di una chiatta.

Il killer seriale che adorava il lusso e perciò frequentava perlopiù vecchi gay danarosi diventandone il «toy-boy», aveva cominciato ad andare fuori di testa a Minneapolis, in Minnesota, accoltellando a morte Jeffrey Trail, ex ufficiale di marina il cui cadavere pensò bene di arrotolare nel tappeto di un appartamento dell'architetto David Madsen, suo ex. Quattro giorni dopo, nei pressi del Rush Lake, in Minnesota, fu rinvenuto anche il corpo di Madsen, crivellato di pallottole. Seguì il rinvenimento del cadavere di Lee Miglin, un uomo d'affari, e di William Reese, nel New Jersey.

Ma Gianni Versace conosceva il suo assassino, suicida con lo stesso fucile usato per uccidere lo stilista, appena cinquantenne? «Ho sentito gli spari. Il mio cuore ha smesso di battere. Così sono corso fuori e ho visto Gianni in un lago di sangue, riverso sulle scale», ha raccontato D'Amico al giornalista Keith Morrison. A distanza di due decadi, la morte procurata del re della moda è un mistero avvolto nel glamour.

Penélope Cruz, da mora a biondissima, si è calata nel ruolo della sorella del celebre stilista, Donatella. Leggermente terrorizzata dalla responsabilità d'interpretare la parte d'una donna di polso, abituata al controllo severo della propria immagine, l'attrice spagnola premio Oscar ha parlato con la Versace, per rassicurarla.

Nella foto ufficiale, pubblicata su Instagram da Entertainment Weekly, la star quarantatrenne, sensuale e fascinosa in abito fucsia e parrucca color platino, siede a bordo piscina, proprio nella dimora dove si consumò l'assassinio del designer calabrese. Alle sue spalle, in piedi, a gambe divaricate, due maschi muscolosi in slip neri, con il logo argenteo della Medusa: assolutamente «fetish». Inizialmente, doveva essere Lady Gaga a rivestire i panni di Donatella Versace, stretta collaboratrice del fratello, che a lei dedicò il profumo Blonde, ma la vera vita della popstar non sembrava in linea con il personaggio reale.

Basata sul libro della giornalista di Vanity Fair Maureen Orth, Vulgar Favors (Delacorte Press,1999), questa storia criminale di gloria, sangue e narcisismo, resta un enigma.