«Tra un twist e una canzone mi do al cinema»

Vanta 57 anni di onorata carriera, è recordman di presenze al Festival di Sanremo (ne ha fatti 15) e ha un bagaglio di canzoni per tutti i gusti. Peppino Di Capri non è solo un uomo «da night», è personaggio che sfugge sempre al luogo comune che lo vuole incatenato alla semplicità della melodia italiana. Lo ha dimostrato con l'ultimo album L'acchiappasogni, lo esprime con i suoi concerti in giro per l'Italia come quello che lo attende il 13 ottobre al Dal Verme di Milano, in uno show benefico per il progetto Itaca Onlus a tutela delle persone con infermità mentali.

Come è cambiato Peppino Di Capri?

«Io sono sempre uguale e sempre diverso. Cerco di essere attuale ma non cerco la novità a tutti i costi. Provo ancora il piacere di raccontarmi al pubblico sul palco con un gruppo di otto elementi».

57 anni di carriera sono un bel record.

«E sono anche di più, perchè nel 1956 ho vinto Primo applauso, programma di Enzo Tortora. Poi nel '58 ho inciso il primo singolo, Malattia e Non è peccato, e da allora non ho più mollato».

Il segreto?

«Ho sempre creduto nella forza delle mie canzoni, ma quando arrivarono i Beatles per un po' sono scomparso. Loro hanno stravolto gli schemi, hanno cambiato le sonorità e l'immagine».

Lei ha suonato con loro nella celeberrima tournée italiana.

«Sì, e mi stupì il loro impatto musicale, con quelle chitarre elettriche protagoniste, con quegli amplificatori giganteschi mentre noi avevamo dei miseri 40 per 30. Ma io ho visto passare tante mode e ho suonato twist, rock'n'roll, jazz, non solo canzoni per innamorati. Sono nato, grazie a un avvocato che mi sentì suonare nei locali tra Capri e Ischia, come Peppino Di Capri & The Rockets e facevo rock'n'roll».

E ora che ne pensa del rock?

«Per me il rock resta quello di Fats Domino, Little Richard, Jerry Lee Lewis».

E della musica di oggi cosa pensa?

«Va di moda la musica usa e getta, i talenti si consumano subito. Anche i talent sono fabbriche di delusioni; per uno che vince tanti, che ci avevano investito tutto, tornano nell'anonimato, è durissima. Rimangono i pezzi grossi come De Gregori, Dalla, Jovanotti».

Chissà quante persone ha fatto innamorare con le sue canzoni...

«E quante ne ho fatte lasciare anche...Pensate a Champagne, una delle mie canzoni più celebri, che dice “tu che eri di un altro”, tanta gente per strada mi rimprovera di essersi separata con questo brano».

Oggi ha nuovi progetti?

«Mi piace cambiare, sto recitando nel cinepanettone di Wolfango De Biasi Natale con il Boss; che fatica fare il cinema! Ma ho già scritto un pezzo, autobiografico, che uscirà per festeggiare il mio 500esimo disco».