Van Morrison: che duetto con Knopfler

A 70 anni suonati forse è un po' meno «orso» di prima. Anche lui mette da parte la naturale scontrosità e ha voglia di divertirsi. L'elegante cifra stilistica di Van Morrison, la sua fama di possente cantante laureato in blues e in soul è pari solo alla sua ruvidità nei rapporti con gli altri. Ma ora ha cambiato strada; ha radunato alcuni compagni di mille battaglie e giovani artisti dalla voce non comune per confezionare un disco di duetti. È nato così lo splendido rosario di Duets. Re-Working The Catalogue , in cui il grande irlandese rilegge, stravolgendole completamente, alcune pagine del suo (sterminato) repertorio meno noto. Oddio i duetti per Van non sono una novità; negli anni si è confrontato con mostri sacri come John Lee Hooker (hanno interpretato brani come I Cover the Waterfront e Don't Look Back ) e Bob Dylan ( It Stoned Me tra le tante). Ma ora c'è il piacere di proiettare il passato nel futuro. «Questo progetto non è nato solo dalla voglia di cantare con musicisti che ammiro - racconta Morrison - ma dal desiderio di riprendere canzoni che non sono molto conosciute. Volevo fare un disco come questo fin dal 2000, ma era difficile mettere insieme le persone giuste». Ci voleva un pretesto e l'idea è nata al Bluesfest 2013, alla Royal Albert Hall di Londra, dove Van si è esibito con Bobby Womack, Mavis Staples e Natalie Cole, subito agganciati dall'artista per il nuovo progetto. Un disco, al solito, calibratissimo nello spaziare dallo r'n'b più febbrile al blues, dal soul jazz alle tinte folk senza dimenticare gli accenti rock. Da brividi i toni gospel di Lord If I Ever Needed Someone con Mavis Staples (mitici gli Staples Singers) i colori blues di How Can a Poor Boy in coppia con Taj Mahal e quelli ruvidamente country di Irish Heartbeat con Mark Knopfler, ma tutto il disco, con Bublé (che tra l'altro ha sfondato con la sua Moondance), Stevie Winwood, Womack poco prima di morire, la giovane Joss Stone, Mick Hucknall, il glorioso eroe del British Blues Georgie Fame, suona raffinato e allo stesso tempo «di pancia». Una magia che solo Morrison sa reiterare.