Il Vangelo secondo Cammilleri

Mattia Rossi

Il titolo dell'ultimo libro di Rino Cammilleri sembrerebbe, di primo acchito, scelto da qualche moderno biblista in jeans e pullover: Il Vangelo secondo me. E invece, nella nuova edizione de Il Vangelo secondo me (La fontana di Siloe, pagg. 290, euro 21), Cammilleri, una delle più note penne dell'apologetica, non si inchina al feticcio modernista il dubbio, «una posa da salotto chic» perché «l'unica cosa sensata che una persona non schiava della vanità e dell'ambizione può fare è coltivare la verità». E per farlo occorre risalire alle fonti della fede. Semplicemente. Il libro, indirizzato, nel Prologo, a Teofilo, lo stesso nome del destinatario del Vangelo di Luca, altro non è che una carrellata accattivante, accessibile a tutti, che offre «un'altra visuale» degli «avvenimenti verificatisi duemila e rotti anni fa» e narrati nei quattro sinottici di Matteo, Marco, Luca e Giovanni.

Si parte con la predicazione di Giovanni Battista, il Precursore del Cristo, narrata da Luca (3, 1-2) con un passo che segue «le antiche regole del buon giornalismo» (quando? dove? chi/che cosa? perché? come?); la figura di Giuseppe che «si limita a fare, eroicamente e alla cieca, la volontà incomprensibile di Dio» e la nascita di Gesù. Gli episodi evangelici esaminati con spigliatezza e piacevole prosa da Cammilleri sono raggruppati per temi: «Mammona, il male e i diavoli», i soldati ovvero la «predilezione del Vangelo per i militari» (del resto, Gesù stesso dice: «Non sono venuto a portare pace, ma una spada», Mt 10, 34), i miracoli, gli episodi di Nicodemo, della Samaritana, della maledizione del fico. Vi sono poi, in chiusura, alcuni temi importanti («Il Figlio dell'Uomo verrà quando voi non ve l'aspettate») che lasciano aperte domande: le risposte? «In quei quattro racconti».

Lettura raccomandata a molto clero à la page, infine, quella del capitolo su Gesù politically incorrect in molti episodi evangelici, senza contare le innumerevoli volte che annuncia le fiamme eterne «dove sarà pianto e stridore di denti» («Se non vi convertirete perirete tutti», ad esempio, in Lc 13, 3-5): «Al primo posto non c'è la pace, al secondo non ci sono i poveri, al terzo non ci sono le donne (visto che Gesù è maschio e maschi sono gli apostoli; le donne li seguono, sì, ma per servirli e accudirli)».

Insomma, una bella lettura per «l'uomo comune», quello «che non legge né i Padri né i teologi».