Il vecchio e il male, ecco l'«altro» Sherlock

Ultranovantenne, l'ex detective diventa sentimentale e nostalgico

A novantatre anni suonati, non è più Sherlock, ma soltanto «il signor Holmes». Ha perso gli abiti del personaggio cucitigli addosso da quel sarto silenzioso e operoso del dottor Watson ed è semplicemente una persona. Un vecchio che perde la memoria e cammina aiutandosi con due bastoni. Nella sua dimora nel Sussex vive fra libri, carte, frammenti di racconti autobiografici, e si dedica alle api, creature dalla razionalità e dalla logica innate. La stessa razionalità e logica che furono i suoi strumenti di lavoro, per risolvere centinaia di casi. Mr Holmes di Mitch Cullin (Neri Pozza, pagg. 256, euro 16,50, traduzione di Giovanna Scocchera) ci presenta il lato più intimo e senile dell'ex segugio di Baker Street. La freddezza meccanica dello scienziato del crimine lascia il posto ai sentimenti. La soluzione al sette per cento di cocaina viene sostituita dalla pappa reale, assunta per nutrire quel che resta di una mente non più infallibile.Tre sono i luoghi in cui si svolge la malinconica e sensibilissima commedia scritta nel 2005 e portata sul grande schermo da Bill Condon (il film è stato presentato al Festival internazionale del cinema di Berlino ed è da ieri nelle nostre sale). Il paesino di mare affacciato sulla Manica in cui Holmes si è ritirato ormai da decenni, fra splendidi paesaggi e struggenti atmosfere, si alterna al Giappone del secondo dopoguerra (questo è il presente della storia, essendo il Nostro nato, come tutti i suoi fan sanno, fra il 1853 e il 1854...) dove il protagonista viene invitato da un suo ammiratore e corrispondente, fra l'Hiroshima ancora squassata dalla bomba atomica, Tokyo e Kobe. Ma c'è anche il luogo dei ricordi, nel quale il vegliardo si rifugia per consumare una sottile vendetta nei confronti del suo aedo e coinquilino. Il caso della suonatrice di armonica a bicchieri, magico strumento da cui si diffondono note che paiono provenire da un altro mondo, non è una semplice tappa nel percorso del detective da trattare con il solito passo notarile da verbale di polizia. È uno scrigno che contiene un tesoro inestimabile, ciò che nessuno ha mai letto, né tantomeno visto: l'unico vero amore conosciuto dal cinico, gelido, misantropo e misogino eroe. Il quale ora, giunto al tramonto, ha deciso di far risorgere l'unico sole che scaldò il suo cuore.È infatti l'eterea signora Keller, moglie di un tremebondo e sospettoso impiegatuzzo, in crisi dopo due gravidanze non portate a termine e intristita da una grigia esistenza, l'armonicista in questione. Stregata dall'abilità di una peraltro scorbutica matrona nel trarre celesti armonie da quell'aggeggio, la signora Keller ne diventa schiava. C'è sotto qualcosa di meno nobile dalla musica, sospetta il consorte, e incarica Sherlock Holmes di fare luce. Sotto mentite spoglie, il Nostro esegue e, in un fatale pomeriggio, galeotta un'ape che si posa docile sulla mano anemica della dama, finalmente apprezza il dolce sapore di una castissima passione.Ecco da dove viene la fissa di mister Holmes per le api. Quelle api che ora fa conoscere a Edgar, il quattordicenne figlio della signora Munro che a lui, scapolo, suscita una tenerezza da nonno. Quelle api che anche Umezaki Tamiki, l'amico giapponese, ammira e colleziona. Ma la vita degli uomini non è, non può essere, ordinata e perfetta come quella degli operosi insetti. La vita che al Nostro ha già sottratto, tanto tempo prima, la mitica padrona di casa signora Hudson, il fedele Watson e il fratello Mycroft, gli infliggerà un nuovo colpo. Da cui sarà impossibile riprendersi se non nella fiction della memoria.