Vendetta e misericordia in lotta nel film "Land of mine - Sotto la sabbia"

Una pagina poco conosciuta della Seconda Guerra Mondiale trova luce in un film bello e coinvolgente ma straziante al punto da essere difficile da sostenere

E' al cinema in questi giorni un film di grande potenza, "Land of Mine" di Martin Zandvliet, che regala l'occasione di conoscere una pagina di Storia per lo più inedita, riguardante una violazione della Convenzione di Ginevra del '29 di cui si macchiarono i danesi al termine della Seconda Guerra Mondiale. Migliaia di prigionieri di guerra tedeschi, quasi tutti ragazzini che Hitler aveva chiamato alle armi nell'ultima stagione del conflitto, vennero deportati sulle coste della Danimarca e lì obbligati a disinnescare un milione e mezzo di mine antiuomo. Gli ordigni in questione erano stati disseminati dai nazisti in previsione di uno sbarco alleato. Il film si concentra su un gruppo di quattordici di questi malcapitati, cui sono destinate 45.000 mine da rendere inoffensive. Solo a lavoro ultimato è previsto che sarà loro concesso di tornare in patria. A supervisionarli durante le operazioni quotidiane c'è il sergente danese Carl Rasmussen (Roland Moller), un sadico che non fa nulla per celare la rabbia e il disprezzo che nutre per ciò che questi giovani rappresentano. Quando però, inevitabilmente, il numero dei sottoposti inizia ad assottigliarsi, l'uomo dimentica l'avversione per il nemico e comincia a provare compassione e istinto di protezione nei confronti dei suoi fragili e giovanissimi prigionieri.
La trama coincide quasi per intero col soggetto del film, non ci sono molti sviluppi, anche se non mancano alcuni colpi di scena legati, come è intuibile, ad esplosioni accidentali. Siamo in una pellicola dalla regia impeccabile e dalla splendida fotografia, in cui tutto si consuma in un unico spazio scenico: il lembo di spiaggia racchiuso tra una baracca e il mare. E' in questo microcosmo che degli adolescenti si trovano a espiare le colpe dell'intero popolo cui appartengono per nascita. Isolati e chiusi a chiave senza cibo, trattati con disumanità in un luogo che parrebbe un incanto di pace e bellezza se solo non sapessimo cosa nasconde sotto la sabbia. I primi piani strettissimi sui volti sofferenti vengono alternati a campi lunghi e ci sono diverse immagini esplicite relative all'inevitabile mattanza cui vanno incontro alcuni dei protagonisti.
Si assiste al film stando sul bordo della poltroncina e sentendosi sempre sotto minaccia: il gesto del disinnesco, ripetuto davvero molte volte nel corso del girato, non diventa mai routine, né vede affievolire il suo potere angosciante. E' impossibile acclimatarsi all'orrore e a una tensione martellante che ha, per ancelle, desolazione e impotenza. Destabilizza osservare come le circostanze permettano a vittime e carnefici di scambiarsi i ruoli e come il male trovi sempre una legittimazione per essere compiuto, anche nella mente di chi dovrebbe avere la casacca dei "buoni".
Lodevole che un film così intenso e toccante sia totalmente privo di retorica. Lucido e realistico, brutale talvolta, lo splendido "Land of Mine" vi resterà addosso con la sua crudezza drammatica e i suoi silenzi intensi. Armatevi di sangue freddo da esperti artificieri per fronteggiare il deflagrante disagio emotivo che accompagna la visione.

Commenti
Ritratto di mortimermouse

mortimermouse

Sab, 26/03/2016 - 09:56

ottimo! quando un film è privo di retorica, vuol dire che la sinistra non c'è dentro il film ! forse chi l'ha prodotto, si, ma dentro non c'è quella urtante e ridicola ideologia di sinistra!

Ritratto di BenFrank

BenFrank

Sab, 26/03/2016 - 11:09

Scusate... ma si doveva proprio produrre un film su una storia del genere? Dove sarebbe il crimine del governo danese, se le mine le avevano seminate i "bravi ragazzi" del "più grande condottiero di tutti i tempi"? Chi avrebbe dovuto disseppellirle, i danesi stessi? Nella situazione contraria, i tedeschi le mine ai danesi non le avrebbero fatte cercare: ce li avrebbero fatti camminare sopra! Avessero agito così anche i danesi! Certo che se ne producono di film del menga!

Aleramo

Sab, 26/03/2016 - 13:11

Scusi, in cosa consiste la "violazione della Convenzione di Ginevra"? Non li hanno mica fucilati... E poi, chi altri avrebbe dovuto fare il lavoro di sminamento?

peter46

Sab, 26/03/2016 - 21:20

Aleramo e BenFrank 'che appena si riuscirà a 'cavallare' una 'ciurma',speriamo s'imbarchi per la 'crociata del terzo millennio'.Quei 'ragazzi',lo dice anche l'articolo',erano già stati 'puniti' da Adolfo che li aveva 'deportati' a combattere,se non tutti,almeno in maggioranza...hanno violato la 'ConvenzionediGinevra',ma non bisogna essere 'laureati' per comprenderlo,perchè i 'vincitori non dovrebbero mai comportarsi come i vinti,o peggio e soprattutto 'DELIBERATAMENTE',e a guerra finita,come hanno fatto i danesi,mandando quei 'ragazzi' a fare un lavoro in cui non erano 'competenti' non avendo seguito 'preventivo' 'corso' scolastico ...ci sono e c'erano 'sminatori' per quel lavoro.Onore,comunque,sempre a coloro che non si sono 'tirati' indietro' pur sapendo che non avrebbero potuto...riprendere gli studi abbandonati da 'ragazzi'.Un saluto come il 'Grillo' della prima ora...da un non grillino.

Umb71

Ven, 24/02/2017 - 23:02

Benfrank e Aleramo, ritardati, quelle troie delle vostre madri non vi hanno mandato a scuola? Se avreste imparato a leggere ora conoscereste la Convenzione di Ginevra. Merde.