Una vera storia di legittima difesa

In libreria la storia del tabaccaio che uccise un bandito armato

Paola Carella

«Tenevamo nel cassetto questo libro da molto tempo. Non volevamo pubblicarlo. Ma ad ogni rapina successiva alla nostra maturava sempre di più dentro di noi la voglia di raccontare la nostra storia. Di far capire a tutti cosa significa vivere quella tragedia in prima persona. Siamo stanchi di sentire sempre i soliti dibattiti» - è Nicolò Petrali a raccontare cosa lo ha spinto, insieme al fratello Marco, a scrivere Legittima difesa. La vera storia di una rapina finita nel sangue . Il libro racconta la storia di Giovanni Petrali, il tabaccaio di Milano, vittima di una violenta rapina che, il 17 Maggio 2003, uccise uno dei due malviventi, e ne ferì un secondo. Il libro vuole essere un contributo vero, al rozzo dibattito che nel nostro paese si fa sul tema della legittima difesa. Aspira a essere un invito alla politica a fare qualcosa di concreto. In un estratto del libro di Nicolò e Marco Petrali, rispettivamente giornalista e avvocato, si legge: «L'unico modo per cambiare davvero l'istituto giuridico della legittima difesa, limitando la discrezionalità dei giudici, è quello di legittimare la proprietà come diritto fondamentale della persona (...) In parole povere, chi attenta ai miei beni attenta di fatto anche alla mia persona e dunque, in quel caso, io mi trovo automaticamente in una situazione di pericolo attuale per la mia incolumità. Solamente dopo aver raggiunto questo obiettivo si potrà pensare di allargare il perimetro entro il quale sia legittimo reagire, fissando i limiti che i cittadini devono rispettare per difendere la propria incolumità e i propri beni mediante l'utilizzo di armi. E senza che questa normativa venga, come oggi, di fatto, disattesa».