La violenza della trincea in presa diretta

Matteo Sacchi

Quindici taccuini in dimensione da taschino, densi di appunti. Sono il Diario di guerra 1914-1918 di Ernst Jünger (fu lui stesso a intitolarlo così) che per la prima volta viene integralmente tradotto in italiano per i tipi della Leg (pagg. 642, euro 28, a cura di Helmut Kiesel, trad. Francesca Sassi). Il testo sarebbe preziosissimo anche solo come documento. Nei suoi 3 anni e 8 mesi al fronte Jünger ha preso parte a 8 grandi battaglie, tra cui quella della Somme, e ad un'infinità di scaramucce. Non esiste nessun altro diario di ufficiale tedesco così completo e che copra un arco temporale così esteso.

A questo si somma l'incisività del grande scrittore. I diari sono stati vergati in trincea, spesso in condizioni disagevoli. E alcune notazioni proprio per questo sono di rapidità telegrafica, a volte infarcite di errori ortografici (che la traduzione italiana ha mantenuto proprio per non falsarne la genuinità). Eppure Jünger adotta una modalità rappresentativa vivace e precisa, diretta ed efficace proprio perché non letteraria. Se la forza delle Tempeste d'acciaio è proprio nell'uso di similitudini e metafore nel Diario tutto è molto meno mediato. Eppure le radici di quel testo, del Tenente Sturm e di Boschetto 125 sono tutte qui. Alcuni episodi, se ne accorgerà il lettore attento, sono perfettamente riconoscibili nelle opere mature. Come è riconoscibile la radice della profonda riflessione di Jünger sulla fascinazione che l'uomo prova per la guerra. Si percepisce chiaramente anche nello stralcio, scritto il 27 giugno 1916, che pubblichiamo in questa pagina per gentile concessione dell'editore. In esso il terrore e l'estetica del guerriero convivono in un sottilissimo equilibrio. «Passassero cento anni non troverai una morte migliore di questa».