Prima visione

Body of Lies («Un mucchio di menzogne») è un titolo originale più netto di quello italiano, «Nessuna verità». Meglio sarebbe nessuna intelligenza nell’intelligence, come in ogni lavoro dove il risultato vada raggiunto in fretta, anche inibendo l’esito a lungo termine, quello decisivo. La matrice di questa politica di potenza, l’economia globalizzata, ha funzionato allo stesso modo, come s’è visto…
Il sessantenne Ridley Scott confeziona qui un altro «mattone», dopo American Gangster, partendo dal romanzo di David Ignatius. Chi ha visto Syriana di Stephen Gaghan e Il regno di Peter Berg, troverà in Nessuna verità la loro miscela: del primo c’è la frammentarietà, che non si ricompone in un ordine finale nella testa dello spettatore diligente che vada al cinema come a una lezione di fisica. Resta la solita morale: la spia è un lavoro sporco, ma qualcuno deve pur farlo. In questo caso il qualcuno è la Cia, rappresentata da un maturo dirigente (Russell Crowe) con famiglia, che dà ordini dal quartier generale di Langley, Virginia; e da un giovane agente operativo (Leonardo Di Caprio), divorziato e spedito in Giordania (ma il film è girato in Marocco).
Stessa situazione e stessa coppia del migliore dei film sul mestiere di sicario di Stato nella democrazia liberale, firmato sempre per Hollywood dall’altro degli inglesi fratelli Scott: Tony. Tra i due film dei due fratelli c'è l’11 settembre 2001, perciò Ridley Scott non può mostrare, come faceva Tony, i suoi «buoni» preparare attentati esplosivi, ma solo rudimentali torture e pretestuosi sventramenti.
Naturalmente il mondo del crimine di Stato andrà avanti come è sempre andato. Se interventista democratico, lo spettatore uscirà sentendosi più buono, perché condanna, come Di Caprio, la ragion di Stato di Crowe. Mentre lo spettatore normale può restare a casa, a nutrire ancora a lungo l’illusione che in politica, specie internazionale, ci siano buoni e cattivi.

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