Prima visione

I tre moschettieri di Dumas fra i baraccati della Bombay di dieci anni fa, con scontri fra indu e musulmani, sembrano un anacronismo: in questo contesto I miserabili di Hugo e Oliver Twist di Dickens parrebbero letture più coerenti. Ma quel cenno librario, che sùbito pare fuor di luogo per casta e per luogo, si rivela fra i punti di forza della sceneggiatura di Simon Beaufoy (The Full Monty) per The Millionaire (in originale Slumdog Millionaire, Pezzente milionario), tratto dal romanzo Le dodici domande di Vikas Swarup.
Tre, appunto, gli eroi della vicenda: due fratellini e una ragazzina, resi orfani per uno scontro etnico, vengono sfruttati come mendicanti. Crescendo, la loro vita non diventa meno dura; con loro, cresce però anche la città, che ormai si chiama Mumbay. «Là dove c’era l’erba/ora c’è una cittàaa», cantava di Milano il Celentano ragazzo della via Gluck. E dove in India c’rano le baracche, ora ci sono grattacieli. E, nei grattacieli, tv sintonizzate sulla locale versione del gioco Chi vuol esser milionario.
Questo lo spettacolo seguito abitualmente anche dal terzo moschettiere, l’ex bambina, ormai anche ex prostituta, ora compagna di un delinquente. E l’ex bambino che ne è sempre stato innamorato partecipa al gioco tv per ritrovarla e per avere di che mantenerla.
E qui rispuntano il libro di Dumas, in un finale la cui tensione si risolve in un post-finale da musical, quando ormai scorrono i titoli di coda (non uscite prima!), con un balletto finale sulla banchine della stazione ferroviaria d’epoca coloniale che ha tanto ruolo in tutta la vicenda…
Incubo che volge al sogno, Millionaire allude al destino dell'India. Per scandire quest'ascesa, Beaufoy e Boyle usano come filo conduttore le domande del gioco tv, ognuna delle quali innesta un ricordo che porta alla risposta.
Meccanismo convenzionale, riscattato dall’untuoso conduttore del gioco, magistralmente interpretato da Anil Kapoor: salito anche lui dal fango delle baracche alle luci della tv, non vuol spartire la gloria con nessuno, anche se la clamorosa vincita del giovane diseredato gioverebbe anche a lui, con tutta l’India incollata al piccolo schermo… Ma così è la vita, ovunque.

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