Prima visione

Grazie a Stephen Elliot, è nata una stella. Il suo Matrimonio all’inglese (in originale Easy Virtue) impone infatti Jessica Biel, che esce alla pari dal temibile confronto con la cinquantenne Kristin Scott Thomas. Eppure la Biel parte con lo svantaggio del personaggio positivo, quindi meno interessante: è la buona, americana e spregiudicata, contro la suocera, inglese e arcigna, che ha però le battute migliori.
Presentato al Festival di Roma, Un matrimonio all’inglese è bastato a giustificarne l’esistenza, discussa nella scorsa primavera per le incertezze del Comune capitolino. Si poteva dubitarne. Elliot (quello del pirotecnico Priscilla, regina del deserto) mancava infatti da anni dallo schermo per un grave incidente; e cimentarsi con un testo teatrale di Noel Coward (1923) provoca un riflesso ambiguo: che s’attribuisse il buono del film - duello fra donne per l’egemonia domestica - alla commedia e il meno buono al regista. Per giunta c’era stata già una trasposizione cinematografica di Alfred Hitchcock (Fragile virtù, 1927).
Con qualche scivolata di gusto, per colpa degli sceneggiatori, e qualche inquadratura di troppo dell’auto della Biel, Un matrimonio all’inglese invece regge: perfino un ventenne si diverte con questa vicenda ideata per adulti. E i risvolti gay, a cominciare dalla misoginia, saranno colti solo da chi li sa cogliere; gli altri arriveranno comunque alla fine senza guardare l'orologio.
Quanto allo scivolamento in avanti della storia dal 1923 al 1929, se non ci sono motivi dichiarati, ce n’è uno non dichiarato: esibire da ogni angolazione possibile la spider di un’industria tedesca che cominciò a costruire auto solo nel 1929! Ma torniamo alla Biel e al contesto, quello di un gruppo di famiglia in un inverno. La Thomas è la matura nobildonna, sposata al reduce Colin Firh, che ha smesso d’interessarle. Quello che la sconcerta è l’improvviso matrimonio dell’unico figlio maschio (Ben Barnes) con la giovane vedova americana che gareggia in auto e - peggio - ha soppresso il primo marito.
L'incontro fa esplodere rivalità fra donne (la suocera e la nuora), fra classi (l'aristocrazia e la borghesia) e fra popoli (gli inglesi e gli americani). La suocera vuole tenere la nuora nel maniero per non perdere il figlio con sé; e la nuora vuole vivere a Londra per sottrarsi a questa subordinazione. Spesso si sorride; sempre si resta presi dal brio.

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