Prima visione

I rapinatori non sono più di moda. Infatti viviamo in tempi di delinquenza in giacca e cravatta. Ma anche all’epoca, fra quaranta e trent’anni fa, in Italia l’eco dei crimini di Jacques Mesrine fu modesta. In quel periodo la «Nazionale» italiana dei delinquenti, comuni e politici, aveva vari fuoriclasse. Dello straniero non c’era bisogno.
Si spiega anche così che Nemico pubblico n. 1 - L’istinto di morte di Jean-François Richet, uscito un mese fa, abbia incassato poco. Ora esce il séguito, Nemico pubblico n. 1 - L’ora della fuga sempre di Richet, confermando che per l’Italia sarebbe stato anche troppo un unico film a compendiare la breve vita di Mesrine (Vincent Cassel).
Per giunta l’ideologia del doppio film di Richet si adegua a quella ostentata, più che vissuta, dall’ultimo Mesrine. Il suo impegno politico era una patina e poi oggi, in Italia ma anche in Francia, è più in sintonia coi tempi il delinquente comune, che dalla lotta di classe vuol uscire ricco, che il delinquente politico, che si sente paladino votato al martirio. Quella casella, nell’immaginario collettivo, è già occupata - anche sul grande schermo - da un altro personaggio: Ernesto Guevara.
Sul piccolo schermo di allora, invece, c’era anche in Francia Aldo Moro. Le notizie del suo rapimento costellano la seconda parte dell’Ora della fuga, per motivare la trasformazione di Mesrine in sedicente liberatore, preso poco sul serio anche dai suoi, ma temuto dalla polizia, tanto da spingerla all’esecuzione sommaria: non ci sarebbero state evasioni dal cimitero. L’esecuzione viene fatta coincidere con l’intenzione di Mesrine di andare a Milano per un incontro - nel 1979 - con la Brigate rosse.
Per interpretare Mesrine dopo il carcere duro, Cassel è ingrassato e la sua pancetta stride con i suoi proclami contro l’invivibilità delle prigioni speciali. Infatti qui ogni principio resta superficiale, televisivo, anche se televisivo di alto livello, come forse era Mesrine.
Fra i comprimari si nota Georges Wilson, che nel 1961, quando Mesrine era ancora militare in Algeria, aveva interpretato il professore antifascista accanto a Ugo Tognazzi nel Federale di Luciano Salce. Lato giovani, Ludivine Sagnier tenta un breve amplesso - su Cassel - col suo musetto imbronciato per dover cavalcare quell’adipe.

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