Prima visione

Saggiamente il Vaticano ha scelto un profilo basso nella polemica verso Angeli e demoni: leggere per credere i due articoli dedicati al film dall’autorevole Osservatore Romano. Mentre Avvenire ha preferito la stroncatura classica: "Un guazzabuglio hollywoodiano, una colossale sciocchezza (…) che mira a trarre profitto da calcolate provocazioni anticattoliche». In realtà, rispetto al Codice da Vinci, il clima cambia parecchio. Sarà perché il nuovo film non attenta a un dogma della Fede, preferendo percorrere la strada del più classico «Vatican thriller», tra tonache fruscianti, riti solenni, morti sospette, ambigrammi ed echi di Galileo. Il tutto in una Roma notturna, quasi da parco a tema con le sue bellezze barocche, sotto l’incedere della minaccia.
Chi ha letto il libro, scritto prima del Codice da Vinci, sa di cosa stiamo parlando. Ci sono: un pontefice, abbastanza somigliante a Wojtyla, forse assassinato con un farmaco; una setta massonica, gli Illuminati, che, per vendicarsi della sorte riservata agli scienziati dalla Chiesa seicentesca, ruba un cilindro di antimateria al Cern di Ginevra e la trasforma in bomba atomica, piazzandola da qualche parte sotto il Vaticano; un conclave che sta per saltare in aria mentre fatica a trovare l’accordo sul nuovo Papa. E ancora: un Camerlengo troppo bello e quieto, un alto porporato che allude a Ratzginger, quattro cardinali candidati al Soglio rapiti, marchiati a fuoco e uccisi orribilmente a intervalli di un’ora. Soprattutto c’è il tempo che stringe mentre il prof Tom Hanks e la scienziata Ayelet Zurer provano ad anticipare le mosse della congiura, scapicollandosi da una chiesa all’altra di Roma, sotterranei inclusi. «La Fede è un dono che non ho ancora ricevuto», confessa all’inizio dell’avventura l’esperto di simbologia con Topolino sull’orologio. Però sarà lui a salvare la Chiesa, oscura e grandiosa insieme. Chissà che non sia un segno divino. Il film di Ron Howard, certo inverosimile, risulta più avvincente del precedente, se non fosse per quel sottofinale baracconesco, con tanto di esplosione apocalittica nel cielo di Roma, che prelude all’ennesimo colpo di scena. Errori e imprecisioni sono stati già sfottuti, è possibile che, per non urtare il Vaticano, gli sceneggiatori abbiano deciso di rendere il giovane Camerlengo figlio adottivo e non naturale del pontefice. Ma alla fine ricordiamoci che questo è Hollywood. Angeli e demoni ha un’unica missione: superare i 758 milioni di dollari incassati dal Codice da Vinci. Ci riuscirà?

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