Prima visione

Nel bla-bla sui diritti dell’uomo, a contare sono sempre e solo i diritti dei popoli: essenzialmente quelli che al singolo derivano dal suo passaporto. Oggi gli italiani si beano che il loro rechi il marchio Unione europea, ma non ci vuole una memoria di ferro per aver presente quando il libretto verde della Repubblica italiana era associato alle miniere di Marcinelle più che alle spiagge delle Maldive.
Come popolo e come singoli, di diritti ne hanno poi pochissimi i curdi, ovunque siano nati. Lo scopre il ragazzo iracheno (Firat Ayverdi) che in Welcome («Benvenuto») di Philippe Lioret - presentato al Festival di Berlino quasi un anno fa, poi riproposto al Torino Film Festival - vuol raggiungere l’amata a Londra, prima che lei debba sposare un altro. Di mezzo ci sono le leggi francesi e la Manica, un Muro d’acqua che ha esentato gli inglesi dal costruirne uno di mattoni.
Inoltre le leggi francesi in materia d’immigrazione sono più severe di quelle italiane: puniscono anche chi ospiti clandestini. Ed è questo che fa - ansioso com’è di riconquistare una moglie umanitaria con gli immigrati, più che con lui - il maturo istruttore (Vincent Lindon) di una piscina di Calais.
Qui il giovane curdo, che mai aveva visto il mare, è deciso a imparare a nuotare. Non per hobby, in attesa di avere un visto che non arriverà mai. Con l’aiuto di una muta da sub e di un paio di pinne, lui vuole, bracciata dopo bracciata, arrivare a Dover...
Rispetto a troppi registi tentati da storie simili, Lioret lascia parlare i fatti, più che i personaggi. L’atmosfera di una prigionia a cielo aperto, in terra di democrazia liberale, vulgo di plutocrazia, viene resa senza strepiti. Welcome - titolo ironico - si affida a situazioni scabre.
Come accade nella realtà, qui nessuno ha torto: non il curdo innamorato, nel rincorrere il suo sogno; non il bagnino piantato, nel rincorrere la moglie; non i poliziotti, nel rincorrere i clandestini; non il legislatore, che vuol salvare la Francia dall’invasione, curda o altrui. Ha infatti le sue ragioni chi respinge gli altrui emigranti, come le aveva chi tratteneva i suoi cittadini...