Prima visione

Nei grossi festival, da decenni, sono legioni i film con, e soprattutto sui, malati incurabili. Il critico ne esce determinato a fare ogni analisi medica e ad avvicinare, ancor meno del solito, colleghi e resto del mondo. Con questi film, la generazione cresciuta nella paura del contagio della poliomielite ha potuto tornare alle angosce infantili. Immerse in una disperazione che nessuna fede conforta, generazioni più recenti di «artisti» si sono invece sentite alla moda, partecipando, per procura (e questo è un sollievo), al dramma del male del secolo, esploso trent’anni fa.
Questi film si potrebbero suddividere per morbo, con le file delle sedie del cinema al posto dei letti nelle corsie ospedaliere. Si potrebbero anche unire in un’unica rassegna, da chiamare a Venezia «Memento mori», a Cannes «Que reste-t-il?», a Berlino «Totentanz» (danza dei morti).
Da Cannes venne Lo scafandro e la farfalla di Julian Schnabel, che aveva una scena di sesso a Lourdes appena precedente - è ovvio - alla tremenda malattia che colpiva il personaggio principale. Ora da Venezia viene invece Lourdes di Jessica Hausner, che si svolge invece tutto nel santuario. L’interpreta Sylvie Testud e ha una dote. Anziché riempire di vana angoscia, fa riflettere senza annoiare.
Una ragazza malata incurabile (la Testud) va in pellegrinaggio, accompagnata dalla madre; va nella grotta della Madonna, va alla messa e di colpo migliora. Solo lei, fra migliaia di persone. Remissione temporanea della malattia o miracolo che, per contrasto, rende ancor più triste la condizione altrui? L’atea austriaca Hausner evita i toni da miscredente. Adotta un’angolazione da documentario sul contrasto tra fede (o meglio, ultima speranza) dei malati e mercanti nel santuario pireneico, che evocano i mercanti nel tempio giudaico. Non risparmia dettagli delle malattie, ma senza calcare la mano, e vi affianca la voglia di vivere che la desolazione scatena, per reazione, in una giovanissima infermiera (Léa Seydoux, rampolla della dinastia produttiva francese). Anche i preti sono credibili e credenti, nel senso che credono nel miracolo se la scienza non offre di meglio.
Lourdes propone personaggi verosimili, divisi dal reale discrimine delle esistenze: quelle che hanno e quelle che non hanno ancora la morte incombente. L’irruzione di un noto motivo musicale, lanciato da Al Bano, corona un finale magnifico, da carpe diem.