Prima visione

La crisi strutturale del capitalismo offre a Oliver Stone, figlio di un agente di Borsa di New York, l’occasione per un film ispirato dalla rovina altrui. Nella carenza di quattrini di cui soffre anche Hollywood, questo regista ha trovato modo di rifare/continuare Wall Street col prolisso e a tratti incomprensibile Wall Street II, presentato fuori concorso all’ultimo Festival di Cannes.
Dopo sette anni di galera, Gordon Gekko (Michael Douglas) è tornato libero. Si immagina che le estenuanti sodomizzazioni, a opera di vigorosi compagni di cella, siano state dissuasive. Ma attenti, il sottotitolo del film intima: «Il denaro non dorme mai». Non allude alle manovre del finanziere ecologista di Shia LaBeouf per conciliare ecologia e bramosia, più la vendetta per il suicidio del mentore (Frank Langella), provocato dai concorrenti.
Allude a Gekko, pronto a colpire ancora.
Coi «risparmi» (centinaia di milioni di dollari occultati nel film precedente), nel 2008 ricomincia. Si allea col finanziere utopista, amante - guarda caso - di sua figlia, diventata progressista per disgusto di un padre che rivendica il diritto di essere un mascalzone. Se tutti rubano, rubare di più significa essere più abili, quindi migliori.
Portafoglio a destra, cuore a sinistra (al centro, se opportuno), Gekko vuole tutto, anche l’affetto della figlia. È normale. «Se li pugnalate, i malvagi non sanguinano?», chiede Shakespeare il personaggio dell’usuraio nel Mercante di Venezia.
Chi sa leggere fra le righe, osserverà che anche per un film di Hollywood le previsioni di Karl Marx sono ormai esatte: ricchezza in pochissime mani; governi ridotti a comitati d’affari. Romanzare la realtà non basta per fare un buono spettacolo. Ma altrove, di solito, non c’è neanche quella.