Prima visione

The Special Relationship cui fa riferimento (in maniera più appropriata) il titolo originale è una espressione inventata da Churchill per individuare (ed auspicare) il legame del tutto particolare che lega, a vari livelli, Stati Uniti e Regno Unito. Relazione che sembrò rinsaldarsi durante gli anni dei rispettivi mandati di Bill Clinton e Tony Blair. «Non è mai capitato che due della stessa squadra avessero le mani sulle leve del potere. Metteremo la destra fuori gioco per decenni, forse per sempre» prefigurava l’allora presidente americano al nuovo primo ministro britannico. Il tempo, però, fu tiranno per consentire ai due di costruire una vera amicizia e mettere così le basi all’utopico piano. Quando venne il momento, il leader Laburista non esitò a «pugnalare» l’amico Bill per forzargli la mano nella guerra contro la Serbia. Anzi, Blair si dimostrò, alla fine dei conti, l’alleato di ferro del repubblicano Bush, con il quale condivise le guerre in Irak ed Afghanistan.
I due presidenti è il terzo capitolo (i precedenti erano The Deal e The Queen) della trilogia su Tony Blair (interpretato dall’azzeccato Michael Sheen) firmata dallo sceneggiatore Peter Morgan. La pellicola - diretta in maniera anonima, con taglio eccessivamente televisivo e senza guizzi da Richard Loncraine - prova a scavare nel «dietro le quinte» di quell’amicizia, quasi sbirciando dal buco della serratura e chi ne esce malissimo, dal ritratto, è certamente il leader europeo che appare come un uomo ansioso, più di ogni cosa, di piacere al suo «special friend» Bill. O meglio, ne sembra quasi infatuato con telefonate nel cuore della notte, dal bagno o dalla camera da letto, difesa a spada tratta durante il caso Lewinski (salvo poi pentirsene) e abbigliamento simile a quello del presidente americano.
Insomma, più che altro siamo dalle parti di una docufiction e tutto va preso con le pinze. Concreto, semmai, è il ruolo delle due first ladies, vere presidenti ombra. E fa sorridere vedere quel Clinton (un macchiettistico Dennis Quaid) particolarmente preoccupato perché deve rivelare ad Hillary la sua scappatella con la stagista. Una scena che ci conferma una innegabile verità: quando si tratta di confessare un paio di corna diventiamo tutti codardi, presidenti compresi.