Prima visione

Trasposizione cinematografica numero tre della celebre saga letteraria di Lewis, la prima prodotta dalla 20th Century Fox (dopo l’abbandono della Disney) che ci riprova con il fantasy sperando in risultati migliori di quelli ottenuti con il deludente Eragon. Le prime indicazioni sono positive visto che negli Usa il film ha vinto, nell’ultimo fine settimana, la sfida al botteghino contro The Tourist: vedremo se anche in Italia riuscirà a bissare il successo.
Per scrollarsi di dosso il brutto ricordo del pessimo Il principe di Caspian, la regia è stata affidata ad un veterano come Michael Apted che, tutto sommato, impacchetta un prodotto adatto ad un pubblico eterogeneo per età e gusti. L’importante, sia chiaro, è sapersi accontentare perché di innovativo c’è poco o nulla anche se, rispetto al precedente episodio, di passi avanti ne sono stati fatti tanti, grazie anche all’uso azzeccato del 3D. Edmund e Lucy si trovano a Cambridge quando il regno di Narnia spalanca loro nuovamente le porte attraverso il quadro di un veliero che sommerge la loro stanza trascinandoli verso una nuova avventura. Suo malgrado, li accompagna anche l’odioso cugino Eustace, goffo quanto lagnoso e dalla parlantina facile. Il principe Caspian ha bisogno del loro aiuto per ritrovare sette lord e le loro relative spade, indagando anche su una misteriosa nube verde alla quale vengono offerti schiavi in sacrificio.
Siamo alle prese con la solita lotta tra bene e male anche se stavolta il nemico non è rappresentato unicamente da qualcosa o qualcuno da combattere con le armi ma è dentro gli stessi protagonisti. Appare sotto forma di tentazione, di visione destabilizzante e trova il suo apice in quell’isola delle tenebre dove ogni cosa si risolverà, in un modo o nell’altro.
Il tutto, ovviamente, va incanalato nella tematica religiosa che contraddistingue l’universo di Narnia, a partire dal leone Aslan al quale in molti riconducono una figura cristologica. Viene invocato, appare, aiuta a guarire il corpo e, soprattutto, l’anima; tenta e redime, squarcia le tenebre con l’apparire di una colomba e ha parole escatologiche. Non gli riesce, però, il miracolo di migliorare un cast decisamente poco espressivo e accattivante.