La vita esemplare di "mamma Rina", che crebbe Sgarbi a regola d'arte

Morta a 89 anni la madre del critico d'arte. Forse l'elemento più invidiabile della sua inimitabile vita

È morta la mamma dei miei sogni, la madre che (con tutto il rispetto e l'amore per mia madre) avrei voluto, Caterina Cavallini, in arte Mamma Rina. Forse l'elemento più invidiabile dell'inimitabile vita di Vittorio Sgarbi.

Anni fa un'amica callipigia mi raccontò di una lontana serata a Ro Ferrarese. Mamma Rina le prese il braccio e guardandola negli occhi disse: «Signorina, resti a dormire qui stanotte, Vittorio avrebbe molto piacere». Avrei voluto anch'io una madre così: la mia, che Dio l'abbia in gloria, quando portavo in camera una ragazza mi guardava male per giorni, e se rimaneva a dormire erano liti e polemiche per settimane. In quanto cattolico ho in sospetto la psicanalisi e lo stesso Vittorio ebbe a dire: «Freud a Ro non è mai entrato: la Rina è più forte».Eppure essere allevato da una simile genitrice non può non avere comportato ripercussioni, favorevolissime quantomeno riguardo l'autostima. La sovrana sicurezza di sé e la leggendaria disinibizione che rende Sgarbi capace di ricevere i famigli seduto sul vaso, come un Luigi XIV redivivo, derivano senz'altro dai primi anni ferraresi. «Mia madre, che aveva grandi ambizioni su di me - scrive l'illustre figlio in un remoto testo autobiografico - decise di farmi fare la prima elementare privatamente, a cinque anni».

Perché Mamma Rina era preveggente e capì di avere a che fare con lo Sgarbi odierno, lo Sgarbi che conosciamo tutti, già nel 1957. La signora non si era limitata a fare quello che pur lodevolmente fanno tutte le madri, ossia partorire. E nemmeno si era ridotta al ruolo di sacerdotessa del culto del Figlio Maschio: di madri siffatte l'Italia è piena e succede che ne sortiscano figli inetti alla vita. Siccome non è certo questo il caso di Vittorio, bisognerebbe studiarlo a fondo il metodo educativo Cavallini: altro che metodo Montessori! Mamma Rina, che del figlio fu per quasi mezzo secolo segretaria, agente, vestale e archivista (ricordo la cucina di Ro piena fino al soffitto di cassette VHS del Maurizio Costanzo Show), conosceva il segreto dell'amare senza soffocare, del proteggere senza ledere la spina dorsale. Bisogna che una sapienza così preziosa non si perda e pertanto auspico un libro (magari Bompiani, la casa editrice capeggiata dalla figlia Elisabetta) che la diffonda presso le madri del futuro.I funerali si terranno domattina alle 11 nella chiesa romaica di san Gregorio Magno, nel centro del centro di Ferrara, a pochi metri dalla casa di via Giuoco del Pallone dove visse prima Ludovico Ariosto e poi proprio Caterina Cavallini, al tempo in cui, studentessa universitaria di farmacia, un certo Giuseppe Sgarbi suonò alla porta per recuperare alcuni libri dati in prestito a un'amica comune, e non ne uscì idealmente mai più.