La vita (in)visibile di Sylvia Iparraguirre

Libri e maestri, come Borges, nei ricordi della grande poetessa

Nel dicembre 1968 aveva vent'anni, una bellezza indisponente, si era formata su Salgari e Sartre, amava, con l'amore immancabile degli argentini, Anna Karenina.

Un bastone rintocca nel corridoio. Qualcuno apre la porta. «La timidezza paralizzava la classe, gli studenti erano magnetizzati dalla sua presenza». Università di Buenos, «letteratura inglese, quello fu il suo ultimo anno». Jorge Luis Borges chiama la ragazza di avventata bellezza. Esame. Borges chiede di recitare a memoria un frammento del Beowulf. «L'esame non fu particolarmente brillante, Borges fu generoso, in seguito ci incontrammo parecchie volte. L'esempio di Borges fu fondamentale per me: la volontà stilistica di raggiungere l'essenziale. Vivere per la letteratura fu una disciplina». Una fotografia del 1983 li ritrae insieme: Borges, il maestro, l'uomo che ha fatto di Buenos Aires un cruciverba cabalistico, e Sylvia Iparraguirre, insieme ad Abelardo Castillo e a Liliana Heker, l'artefice della nuova letteratura argentina. Oggi Sylvia ha 70 anni, un libro miracoloso in dote (La terra del fuoco, pubblicato nel 2001 da Einaudi) e una casa con settemila libri di cui si fa vanto come di una amicizia.

Molto tradotta in Italia Luna park è in catalogo Crocetti; L'Asino d'oro è l'editore di Sotto questo cielo e de Il ragazzo dei seni di gomma Sylvia ha appena pubblicato in Argentina un'autobiografia anomala, La vida invisible (Ediciones Ampersand), che è poi un affettuoso repertorio di libri tra quelli determinanti, anche Il formaggio e i vermi di Carlo Ginzburg. La vita invisibile, infatti, è quella della lettura, della letteratura, «nella vita visibile c'erano i miei genitori, mia sorella, la mia casa, la scuola. La vita invisibile iniziava e finiva nella lettura. Ospitava balene bianche, castelli di Scozia, mummie, piramidi, i cavalieri di Re Artù, un naufrago nell'isola deserta». Protagonista accesa della vita culturale argentina anche sotto il regime militare di Videla, cresciuta nel coraggio, fu amica di Julio Cortazar. «Lo ospitammo nel 1972, tornava in Argentina dopo molto tempo. Mi scontrai con un uomo alto, dai lunghi capelli neri, la barba quadrata e gli occhi enormi e gentili...».

I libri sono più profondi di un uomo, le parole hanno la carne addosso, «la vita invisibile ha forgiato le parti mutevoli di me stessa, mi ha reso complicata». Così la letteratura ci scuoia di tutto, fino all'ultimo osso, simile a un guaito.