Voegelin, pensatore ostico che cerca la trascendenza

Pubblicata la seconda parte dell'opera «Ordine e Storia»

Claudia GualdanaPassa per essere un pensatore ostico, in verità è poco conosciuto. Eric Voegelin (1901-1985), filosofo della politica, interprete dei totalitarismi in chiave gnostica e anticristiana giudicato reazionario, finora è stato pubblicato solo per frammenti. Delle sue opere sono circolate le minori. Eppure questo cercatore di trascendenza, di cui si compiange la scomparsa nel pensiero politico moderno, è un filosofo di rango. Pertanto è un avvenimento l'uscita del secondo volume di Ordine e Storia, ossia Il mondo della polis a cura di Nicoletta Scotti Muth per le edizioni Vita e pensiero (pagg. 424, 32). Il primo, dedicato a Israele, è uscito nel 2009, dunque possiamo sperare nell'edizione integrale di una delle più importanti opere politiche del Novecento. Nel testo Voegelin indaga la forma simbolica della polis come filosofia pura, dopo che Israele era stato dato quale «forma storica del presente sotto Dio». Si danno qui le fondamenta dell'Occidente, sospese tra Atene e Gerusalemme, nella spiegazione della genesi del nostro mondo, che spezzando miti e culti ha creato un paradiso in terra senza Dio, il cui volto solo ora, a decenni dalla morte di Voegelin, riusciamo a scorgere per intero.